In Verità

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sabato 31 agosto 2013

PSICOCRONACHE DEL TAPPO BIPOLARE


Furio Ombri ha scritto: “Berlusconi ogni dieci stronzate dice una cosa che ha un senso. La puoi riconoscere perché è quella che smentirà il giorno dopo.” Partendo da questo postulato – dimostratosi negli anni infallibile – oggi Berlusconi con le sue dichiarazioni ha compiuto gincane e volteggi da funambolo. Stamani mentre si trovava ad un incontro dell’ “esercito di Silvio” a Bassano del Grappa ha sentenziato: “Sarebbe disdicevole se il governo cadesse ma naturalmente non siamo disponibili a mandare avanti un governo se la sinistra dovesse intervenire su di me, sul leader del Pdl, impedendogli di fare politica”. A quel punto i lavori della riunione si bloccano, il seminario su “come allevare in batterie, supervisionate da Maria de Filippi, i bambini nati dalle unioni tra calciatori e veline” viene sospeso, e quello su “Quella del Missionario come strumento di riproduzione di mass-media con annesso laboratorio pratico” è rimandato a data da destinarsi. La dichiarazione del generalissimo  rimbalza su tutte le agenzie e i siti di quotidiani. “Il Cavalierozzo ricatta il governo! Se non lo salvano fa cadere tutto”. I siti di psichiatria invece colgono nel segno: “Nella sua dichiarazione Berlusconi, riferendosi sé stesso, usa inizialmente la prima persona per poi passare alla terza. Questo è un chiaro segno di sdoppiamento di personalità.
Ma non trascorre neanche la mezza giornata e Berlusconi ritratta tutto:  “Non ho pronunciato nessun ultimatum, io ricordo che questo governo è stato voluto fortissimamente da me, e sono convinto che l'Italia abbia bisogno che il governo continui a governare”, dichiara uno stupefatto Berlusconi in compagnia di Pannella nei gazebo per le firme referendarie a Roma; anzi, serafico e “paraculesco” ricama un mini elogio dell’esecutivo: “non sono d'accordo con certe critiche perché questo governo sta anzi facendo cose egregie. Ricordo che questo governo è stato voluto fortissimamente da me, e sono convinto che l'Italia abbia bisogno che il governo continui a governare”.
Cosa gli provoca questi patologici cambi di fronte? Sarà stata l’aria rarefatta di Bassano del Grappa? Il volo? L’eccesso di botulino? L’origine della sindrome continua a restare sconosciuta da vent’anni! Però una cosa è certa, riscontriamo un peggioramento! Prima tra una dichiarazione e l’immancabile smentita intercorrevano all’incirca 24 ore, adesso il fenomeno si verifica in neanche mezza giornata. Il paziente si è aggravato e non sappiamo come la sindrome possa evolversi.  Possiamo ipotizzare vari scenari, tutti tragici: un epilogo tourettiano forse? Si sveglierà dichiarandosi alla Santanché e dopo due secondi la mena con la chitarra di Apicella cantando “Malafemmena”?  O dobbiamo aspettarci uno stato catatonico? Uno sguardo fisso nel vuoto che ripete come un mantra sempre le stesse parole: “Unto”, “Comunisti” “Toghe rosse” “Kapò’”, “Mi consenta”, “Non sapevo che era minorenne”, “Culona” e…. “bollivano i bambini”? 

venerdì 30 agosto 2013

GRILLO E IL FOSSILE 2.0!



E’ piuttosto imbarazzante essere in accordo con chi non  hai votato , cosa che capita a me nei confronti di Grillo. Ma tengo lontano dal senso di colpa questo imbarazzo, visto che chi avrebbe dovuto rappresentarmi ha l’enorme faccia tosta di non provare la minima vergogna per aver disatteso totalmente i propri elettori. Letta con la Service Tax ha fatto rabbrividire anche il Financial Times, testata che non è certo proprietà del movimento No Global, ma ha ancora la sfrontatezza di definirla equa e democratica, quando è solo uno “sdoganamento” bello e buono per gli speculatori immobiliari.
Dire che Grillo ha ragione non mi pesa, le sue proposte sono “popularmente” nate per esser condivisibili, persino l’utopia è piacevole. Forse la foga e il linguaggio andrebbero rivisti, ma anche questi sono elementi secondari per la mia personale diffidenza. Il metodo dell’invettiva feroce mi starebbe anche bene in campagna elettorale, ma fuori genera solo una sterile rabbia diffusa senza progetti e, infine, viene anche a noia –  ci hanno abituato a tutto, figuriamoci se non all’ennesimo urlatore della politica italiana.
La mia diffidenza nasce da motivi strutturali, neanche ideologici: l’esempio della rete è tra i primi. Il web è di certo uno strumento immenso e carico di possibilità, capace di generare informazione, formare e informare; così come può anche essere il simbolo del dispersivo, un mezzo – che per sua stessa natura – non si presta nell’immediato all’approfondimento, o – addirittura - il viatico per nefandezze, se non la chiave per un controllo globale. Come ogni mezzo ha i suoi pregi e i suoi difetti dunque. Perché è appunto un mezzo. Ed un mezzo non può essere un obiettivo. Invece per Grillo e Casaleggio il web è una meta,  l’ideologia bianca - a pagina vuota - che ogni utente può scrivere. Per loro la massima evoluzione della democrazia. Beh c’è da dire che svegliarsi in una mattina per andare nei boschi e camminare sul bordo di una piscina sono due attività diversissime, però in entrambi i casi si potrebbe dire che si “va a funghi”! Ma restano due cose diverse.
Confondere il mezzo con lo scopo può esser grave e pericoloso perché si perde di vista il percorso in nome della meta. E’ un po’ come fare un viaggio in auto e considerare l’abitacolo il punto di arrivo. E credo che una cosa del genere sia accaduta allo stesso Grillo. I suoi obiettivi sembrano chiari ma in realtà non lo sono, cerca di tenere il suo blocco al riparo dalle intemperie e dalle tentazioni, trasformando in statue di sale tutti i suoi che si girano a sbirciare la Sodoma della vecchia politica italiana. In realtà basterebbe semplicemente basarsi su degli obiettivi precisi e chiari e abbassare il tiro sulla guerra alle streghe. Tutti sanno che la politica è corrotta, che la vecchia generazione va “rinnovata”, ma fossilizzarsi ferocemente in questa battaglia ha fatto perdere di vista ciò che si vuol realmente ottenere. Uno stato che funzioni! In fondo basterebbe far politica nuova per indurre ciò che è vecchio o ad adeguarsi, o – nel migliore dei casi - ad estinguersi. Era necessario dar vita ad un meccanismo democratico che una volta innescatosi generasse cambiamento in modo inevitabile. Invece è accaduto che il pregiudizio – anche condivisibile – sulla politica totalmente corrotta ha congelato la possibilità che questo meccanismo si mettesse in moto. E’ successo infine che proprio la massima espressione della corruzione ha preso la palla al balzo e ha fatto ciò che avrebbe potuto fare la “politica nuova”: è entrata nel governo e lo condiziona di continuo: gli detta l’agenda e gli interventi, quali leggi riformare e quali no. Questa è stata l’occasione mancata a causa della linea dura. Ora Grillo grida allo scandalo contro la Service Tax, ma quanto di tutto questo ricade anche sulle sue spalle? Quando ha deciso di chiudersi a riccio, riducendo il suo Movimento ad una minoranza inefficace, quanto ha contribuito affinché la vecchia politica spadroneggiasse ancora?
Grillo non è meno responsabile di tutti gli altri, anche se ricorda di continuo che ha annunciato e premesso in tempi non sospetti che non si sarebbe alleato con nessuno. All’epoca lo disse perché non si sarebbe mai aspettato un consenso alle urne così alto, anche lui ne rimase sorpreso. Quindi prima del voto, sicuro di rappresentare una minoranza corposa e solo parzialmente influente, affermò che non avrebbe appoggiato i giochi di palazzo di nessuno; ma quando si trovò a rappresentare la prima forza del paese non doveva far sì che questo risultato venisse annullato da quel vecchiume che tanto osteggiava. La cecità di Grillo - prodotta dal confondere il mezzo con lo scopo - ha fatto sì che il suo Movimento venisse messo in punizione dietro la “lavagna” delle istituzioni del Paese. Credo che lo stesso Grillo ne sia cosciente, così come fu cosciente che nel momento in cui fu rieletto Napolitano e chiamato in causa Letta per lui oramai non c’era più niente da fare.      


giovedì 29 agosto 2013

I VERI EROI DELLA SENTENZA MEDIASET!


Dopo aver preso atto delle motivazioni depositate dalla Corte di Cassazione sul processo Mediaset mi sono reso conto che le vere vittime sono i difensori di Berlusconi. La Suprema Corte dichiara che Berlusconi era al vertice di un sistema fraudolento che ha generato per anni un meccanismo illecito sui diritti televisivi, teso a bypassare obblighi fiscali. E’ comprovato inoltre che l’imputato era “l’ideatore” di tale sistema, sistema che – oltretutto - utilizzava fondi “occulti”, esterni a Mediaset. Esposito e il suo collegio hanno solo ripetuto tutto quello che la corte d’Appello di Milano presieduta da Alessandra Galli dichiarò in secondo grado, e cioè che esistono prove “orali e documentarie” di un sistema di società offshore ideato e messo in opera da Berlusconi; si sono creati così fondi neri all’estero per eludere il fisco italiano,. Questo sistema ha sviluppato nel tempo un “gigante economico ed esentasse esterno” a Mediaset che comprendeva proprietà immobiliari e fondi fiduciari intestati a società estere gestite da omini di paglia del frodatore. Queste società avevano il compito di mettersi in mezzo tra la Mediaset e le Major americane creando una filiera fittizia che gonfiava di volta in volta il prezzo dei diritti televisivi esteri. In questo modo Mediaset comprava a prezzi lievitati diritti già acquistati dalle società occulte ottenendo un doppio risultato: da un lato il gruppo dichiarava più spese e meno introiti, quindi lucrava sui profitti frodando sugli utili, ottenendo infine anche sgravi fiscali, dall’altro le società offshore mantenevano i capitali maturati nelle contrattazioni “proforma” all’estero e, quindi, in nero.  Una sorta di sistema di scatole cinesi.  
Il meccanismo era complesso e si è affinato con gli anni, e Berlusconi ne era la mente viste le inconfutabili prove orali e scritte (208 pagine depositate solo per descrivere il sistema fraudolento) . Il “Franco Frodatore” ancora dichiara che sono accuse assurde, ma alla fin della fiera dobbiamo dire che Esposito e il suo Collegio lo hanno trattato fin troppo bene. Infatti tutti gli altri inquisiti devono scontare le loro pene per intero Berlusconi no, e sono:

Gabriella Galetto: manager Mediaset, condannata a un anno e due mesi.

Frank Agrama: intermediario finanziario tra le società offshore e il gruppo Mediaset, condannato a tre anni.

Daniele Lorenzano: manager Mediaset, condannato a tre anni e otto mesi, pena accessoria: cinque anni di interdizione dai pubblici uffici.


Ma perché gli avvocati di Berlusconi sono le vere vittime di tutto questo? Se diamo un’occhiata alle motivazioni che i legali di Berlusconi hanno addotto per difenderlo capiamo il perché. Innanzitutto avanzarono l’ipotesi che Berlusconi fu la prima vittima di questo sistema e che il vero truffato era lui. Berlusconi era all’oscuro di tutti e fu “addirittura” vittima di una frode e non il suo l’ideatore. Questa ipotesi è stata dichiarata inverosimile sia in appello che in cassazione, in quanto è totalmente assurdo che si sia consumata una truffa di centinaia di milioni di euro per anni senza che nessuno se ne sia accorto, operazione compiuta poi proprio da persone scelte personalmente da Berlusconi per ruoli strategici. Ma non paghi della prima assurdità gli avvocati del Cavaliere hanno anche dichiarato che non poteva sapere “perché troppo impegnato in politica”! “Tesi difensiva altrettanto inverosimile”, dichiara la cassazione, visto che i gestori del sistema erano rimasti ai loro posti anche dopo le rinunce societarie di Berlusconi e che erano a stretto contatto con lui di continuo. Insomma i poveri Ghedini e Coppi hanno dovuto mettere in moto tutta la loro fantasia, si sono scervellati sino alla sincope per cercare uno spiraglio, una virgola, una scappatoia e mai si sono arresi! Hanno combattuto con tutte le loro forze nonostante tutto. A loro va tutta la mia “sincera ammirazione”, e non sono ironico. Perché lottare contro l’impossibile è un esercizio d’eroismo caduto nell’oblio. Tale afflato verso l’ignoto, verso l’inevitabile ma eroica sconfitta ha dello shakespeariano. Sono due eroi romantici, dei Faust del foro,  delle ginestre agli orli del feroce vulcano. Fiere e tenaci ai piedi del nulla!  

"SE RENZI E' LA RISPOSTA ALLORA LA DOMANDA E' SBAGLIATA!"


Sta succedendo di tutto è Renzi resta in stand-by, anche imboccato dal suo nuovo mentore Massimo d’Alema, il quale ha seraficamente detto - con la boria che lo contraddistingue da sempre - che Matteuccio è il candidato ideale  per il governo, però nel 2015, ma fare il segretario di partito è un lavoro a tempo pieno. Dunque la “Sfinge avec les mustaches” dei Democrat invita il sindaco assenteista di Firenze a scegliere tra la segreteria del partito ectoplasma e la candidatura a premier dopo la definitiva bruciatura di Letta, offerto in sacrificio per i capricci finali del berlusconismo.
Renzi quindi ha tutto il tempo – ahinoi – per rinnovare il suo repertorio, per trovare nuove metafore calcistiche, nuove frasi “senza effetto”, acquistare nuovi capi di abbigliamento stile “Happy Days” per apparire di nuovo ad “Amici” o a sorpresa ad “X-Factor”. E’ andato anche in vacanza negli Stati Uniti, quindi dovremmo aspettarci la spilletta con la bandiera Usa che ha il presidente Obama, qualche aneddoto “liberal” ascoltato a cena da questo o quel esponente periferico del Congresso. Insomma Renzi è internazionale ma non “la manda mai un bacione a Firenze”.
Anche se è prevedibile, scontato e banale, quello che dirà: “sarà d’accordo con Monti nel dire che Letta si è “smidollato” offrendo il destro ai ricatti dei Berluscone’s sull’Imu. Una cosa del tipo: “Letta si è venduto la partita per un pareggio col Pdl”. Che la Taser non è una soluzione, bensì la stessa tassa con un nome diverso e che lui da “sindaco fantasma” lo sa bene!
Ovviamente premerà per le urne – “deve fare pressing” – in quanto la sinistra si sta snaturando con l’alleanza delle “Larghe Intese”. E’ risaputo che Renzi ha la memoria corta. Dimentica che ad aprile sbraitava per un governo di “pacificazione nazionale”. La verità è che in cima ai sondaggi e deve battere il ferro finché è caldo, perché più tempo passa e più perde punti! Matteo è come il latte… scade presto!  
Su Berlusconi sparerà a zero riempiendosi la bocca di ovvietà, possibilmente senza “s”: “Silvio deve accettare la condanna, ed è assurdo che persino la sinistra cerchi di salvarlo. Se Berlusconi è una squadra infangata dal calcio scommesse, frodando il campionato politico italiano, deve accettare la condanna alla retrocessione e alla penalizzazione punti. E’ La dura legge del gol!

Temo il silenzio di Renzi, anche perché è iniziato il campionato… 

mercoledì 28 agosto 2013

....COSI’ MORI’ L’IMU E VISSERO FELICI E CONTENTI


Grande conquista del governo oggi: l’Imu per il 2013 è stata archiviata. Non pagheremo la tanto odiata tassa sulle proprietà immobiliari. Letta è Alfano non si sono sentiti mai così affiatati e vicini, così soddisfatti, quasi come se avessero sconfitto la mafia o l’evasione fiscale. I nuovi “Intoccabili” possono sentirsi fieri e tornare a casa da vincitori. Hanno eliminato la tassa per il 2013 senza venir meno al patto con l’Europa e senza aumentare le tasse. Anche se Letta precisa che la copertura necessaria per estinguere definitivamente l’imu è da prodursi in fieri, con gli sviluppi economici delle prossime settimane, con vari tagli alla spesa pubblica e con nuove tassazioni su giochi e scommesse. Alfano è il più gasato: torna a casa, si sbottona la giacca, si infila il costumino, gli occhialini e spalmandosi sotto la lampada abbronzante comincia a twittare compulsivamente : “Non esisterà più la parola imu nel vocabolario futuro” - poi dicono che l’abbronzatura artificiale è sicura e non ha gravi conseguenze -,  “adesso si stanno facendo scelte virtuose” – quindi possiamo dedurre che prima non tanto?
Alfano entra nella mentalità di Letta: fa passare ogni piccola riforma come una conquista epocale. Solo che Angelino esagera di più… in fondo ha preso dal maestro, anche se non ha il suo dono. Come sa far passare per oro l’ottone Berlusconi nessuno! Se dio vuole perderemo il “gran maestro” degli imbonitori.


Per il 2014 è comunque prevista una forma di tassazione sugli immobili, ma non sulla proprietà bensì sui servizi hanno tenuto a precisare “Gianni & Pinotto”, che prenderà il nome di Service Tax –già ribattezzata Taser -, una sorta di tassa a discrezionalità del comune che Sarà accorpata alla tassa sui rifiuti con dicitura “servizi indivisibili”,  come ha detto Letta: una “un'imposta federalista che fa scattare un meccanismo di responsabilità: "pago vedo voto"; se il sindaco applica bene, lo rivoto, se no cambio idea” – sì ma dopo cinque anni! In pratica con il pretesto del federalismo fiscale l’onere di tassare gli immobili – sui servizi si intende – ricade sui comuni e lo stato se ne lava le mani. 

SALVATE IL FRAUDOLENTO SILVIO



Il tempo stringe e per Berlusconi si avvicina il giorno del giudizio. Dopo sua esplicita richiesta tutta la piccionaia s’è zittita – tranne la Santanché che adesso va in giro con un panno nero in testa come i merli.  Adesso è arrivato il momento della riflessione e del vaglio certosino delle possibilità: bisogna trovare un modo per tirare fuori Silvio dal fango e ogni consiglio va bene, da qualunque parte provenga. Uno spiraglio è arrivato inaspettatamente tre giorni fa dall’ex presidente della Camera Luciano Violante; il quale ha dichiarato che Berlusconi ha tutto il diritto di difendersi e ricorrere, in extremis, alla Corte Costituzionale. Insomma il saggio di Napolitano rincuora il condannato con una pacca sulla spalla applicando alla lettera il metodo Letta: “se poco o nulla possiamo fare.. si può sempre procrastinare!”  Visto che a Berlusconi tutto è concesso potremmo anche modificare l’icipit della nostra Carta Costituzionale: “L’Italia è un paese fondato sul ricorso”.
Epifani frena i facili entusiasmi dichiarando che le parole di Violante rappresentano una valutazione personale che non corrisponde alla linea del partito – lui ancora crede di essere segretario e solo per non turbarlo glielo fanno credere. Però Violante ha fatto breccia: piace a Letta, piace a Napolitano e piace tanto anche all’ex ministro Fioroni – un uomo che sta alla sinistra come il Trota sta al vocabolario – che di punto in bianco si trasforma nel presidente onorario di “Nessuno tocchi Caino” e dichiara che non bisogna essere prevenuti nei confronti di Berlusconi, che deve avere il diritto di difendersi come chiunque altro. Chiunque altro? Caro Fioroni, “chiunque altro” starebbe scontando la pena già dall’appello. A “Chiunque altro” in base alla “straordinaria” legge ex-Cirielli non gli sarebbe stata commutata la pena  ai domiciliari o ai servizi sociali  per il limite di età raggiunto.  
Ma altri due fronti di difesa si stanno aprendo per Berlusconi: il primo è la critica serrata alla legge Severino che prevede la decadenza per i parlamentari corrotti, oggi interpretata dai legali di Berlusconi come incostituzionale, in quanto creerebbe un conflitto tra il potere politico e quello giuridico.  Berlusconi, dunque, secondo i suoi difensori, dopo esser stato condannato in cassazione perché ha frodato lo stato mentre rivestiva la carica di Presidente del Consiglio non può esser sottoposto ad una legge anticorruzione fatta proprio per casi del genere. Il ragionamento fila, ovvio! L’esempio più lampante e provato di corruzione non lo si può giudicare con un legge anticorruzione ratificata “ad hoc. Strano, prima la legge Severino tutti la amavano, stava mettendo in riga molte amministrazioni, adesso è uno scempio! Come cambiano le opinioni.

Infine l’ipotesi di salvezza per Berlusconi più fantascientifica, quella che tradirebbe senza appello l’antico detto romanesco “Nun se famo conosce!” , e cioè il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburbo! Ora, una Corte suprema internazionale chiamata a rispondere  sul caso di un politico italiano riconosciuto colpevole di frode mentre era leader del suo paese cosa dovrebbe concludere? Che sono stati lesi i suoi diritti? Che la pena a quattro anni, ridotti a uno solo – oltretutto ai servizi sociali - perché altri tre sono caduti in prescrizione sono una punizione inumana? Siamo capaci di scomodare la Corte di Strasburgo per l’uomo più ricco del Paese anche se non l’abbiamo mai ascoltata quando ci bacchettava per i processi troppo lunghi, per la situazione proibitiva delle carceri e per l’eccessiva normativa penale “ad personam”?  Ma allora andare all’estero per fare figure di merda è uno sport nazionale!  

martedì 27 agosto 2013

UNO SCILIPOTI E' PER SEMPRE....



Ce ne sono voluti 101 per farlo nascere ma adesso ne bastano solo 21 per farlo sopravvivere. Al governo Letta bastano 21 senatori per liberarsi della zavorra Berlusconi e volare alto…. lì dove nessun governicchio è mai arrivato prima. Il numero è tutt’altro che irrisorio e lusingarli costerà! Oh sì se costerà! E’ ormai palese che nei politici che pascolano nelle nostre istituzioni i vari appelli al “buon senso” e al bene del paese non sortiscono effetti. In primo luogo sono stantii e retorici, non rendono e, soprattutto, non fanno fare carriera. Quindi chi passerà dalla parte di Letta dovrà avere il minimo indispensabile per il proprio sostentamento, appena il governo verrà doverosamente “re-impastato”: un ministero, qualche sottosegretariato, la presidenza di qualche commissione e così via…
E qui viene il bello! Come piazzare figure del calibro di Giovanardi, Minzolini e Scilipoti? Che cosa possono fare? Purtroppo Danny De Vito non fa più scene pericolose altrimenti a Mimmo un’occupazione da controfigura la raccattavano. Scilipoti è un evergreen, un vero eroe dell’opportunismo! E’ come la maionese: mi è impazzito a furia di sbattersi a destra e sinistra! Un nomade delle lande politiche, l’uomo da marciapiede delle istituzioni, l’esempio più edificante di coerenza e garanzia, infatti è garantito che non conosce il significato della parola coerenza. Bisogna tenerselo stretto e coccolarlo questo orsacchiotto finito in lavatrice ad alte temperature, perché oggi si sa che fa, ma domani? solo Dio lo sa! Un acquisto preziosissimo per Letta: anche se io mi preoccuparsi se dicesse: “scendo a comprare le sigarette.”

Minzolini? Onestamente da lui non me lo aspettavo. Perché Augusto è davvero una creatura di Berlusconi. Minzolini senza Berlusconi non esisterebbe; ma non solo professionalmente, proprio ontologicamente. Minzolini senza Silvio… non sarebbe. Se ci si fa caso Minzolini è apparso da un giorno all’altro. Di punto in bianco è apparso Minzolini, prima non c’era, non era! E poi puff! Appare questo essere già bello e che formato ex nihilo! Infatti si narra che chi vi si avvicina si sente come in prossimità di un buco nero: attratto inspiegabilmente dal nulla, vertigini, senso di vuoto, e, soprattutto, hai difficoltà a metterlo esattamente a fuoco: come una presenza non presente, un “esiste ma non ne sono certo”.       

Per Giovanardi non ci sono parole. Prima bastava un suo sbadiglio e sarebbe riuscito ad irritare anche Maria Goretti, adesso si è evoluto allo stadio definitivo: se si guarda allo specchio si querela da solo!  Non ne spara certe che neanche sotto acidi una persona normale le penserebbe,  ma insiste! Anche se per miracolo prendesse coscienza dei “fiori che gli spuntano dalla bocca” non si spegne comunque! Non pago insiste incartandosi sino al soffocamento.   
Letta si complica la vita, pur di resistere si mette in casa di tutto! Non gli è bastata l’esperienza col pdl, è proprio un masochista! Certa gente quando tocca il fondo inizia a scavare.


SIRIA...SE CI FOSSE STATO GEORGE JR.



Il povero Bush Junior si starà mozzicando i gomiti. Ma come? Lui le armi di distruzione di massa se l’è dovute inventare per attaccare il Medio Oriente mentre Obama invece s’è trovata la pappa bella e pronta? 

L’attacco del 21 agosto col gas nervino a Damasco ha fatto precipitare la situazione, e Stati Uniti e Gran Bretagna si apprestano ad intervenire, anche se Obama a ridosso degli eventi aveva precisato che non sarebbero state intraprese iniziative militari senza un mandato dell’Onu. Gli ispettori delle Nazioni Unite intanto se la vedono nera: i loro mezzi sono stati attaccati e stanno avendo non poche difficoltà a stabilire con precisione se l’attacco chimico c’è stato o meno, visto che il nervino è estremamente volatile quindi  già dopo due giorni non ve n’è praticamente più traccia.

La Siria è un paese strategicamente importante, anche molto ricco: metà del petrolio estratto va all’estero, è industrialmente avanzato, energeticamente indipendente e si trova al centro tra Turchia, Israele, Iraq, Giordania e Libano. Un cuscinetto notevole tra oriente ed occidente.  Insomma, attacco chimico o no, l’ex colonia francese torna utile. Infatti non interessa solo all’occidente: il presidente israeliano Peres ha dichiarato che sarebbe priorità della lega dei paesi arabi occuparsi della questione siriana - visto che la Siria ne farebbe anche parte. Peres ha anche sottolineato che la Lega se ne occuperebbe solo dopo la rimozione dell’eventuale arsenale chimico… una cosa del tipo: “pulite tutto e poi è cosa nostra” – richiesta poi non tanto fantascientifica visto che sarebbe anche la prassi.  Ma questa linea è poco plausibile: visti i precedenti tra Siria, Giordania e Israele la gestione del dopo sarebbe a dir poco apocalittica, la spartizione delle 13 regioni siriane sarebbe sanguinosa.  A sua volta la Russia non è proprio contenta che si aprano altre brecce verso est, e il ministro degli esteri di Putin, Lavror, afferma che le dichiarazioni ufficiali fatte negli ultimi giorni da Washington sul fatto che truppe americane sono pronte ad intervenire nel conflitto siriano sono viste da Mosca con grande preoccupazione. Quindi la Siria come la giri e la volti si appresta ad essere un imbarazzante incidente internazionale. In Europa c’è sempre la solita “unità d’intenti”: La Merkel dichiara che l’accaduto è grave e non può non produrre ripercussioni però bisogna aspettare il resoconto degli ispettori Onu mentre Inghilterra e Francia stanno già affilando le armi.

Il nostro ministro degli esteri Bonino invece adotta la linea della saggezza – forse per questo la fanno parlare poco – sostenendo che un intervento militare potrebbe avere conseguenze drammatiche, mentre un deferimento all’Alta Corte del governo Siriano che costringesse il presidente Assad l’esilio potrebbe essere una strada praticabile, quantomeno un tentativo obbligato prima dell’uso delle armi.  Ovvio che non verrà ascoltata; oramai i media lavorano di fino descrivendo la situazione a Damasco come già bella e che precipitata. La diplomazia ha fallito senza aver neanche mai operato… un record!

E’ dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che si gioca a Risiko in Medio Oriente, e da venti e rotti anni a questa parte la partita ha raggiunto il suo culmine: tutti girano intorno a quello che è il vero obiettivo, il cuore della questione mediorientale che è Teheran. L’Iran è il bacino petrolifero più grande del mondo ma anche la potenza più ostile all’occidente in quella zona, due caratteristiche che messe insieme non aiutano per nulla la nostra crisi energetica e l’esaurirsi imminente dei pozzi petroliferi nordamericani, cosa che preoccupò molto “illo tempore” tutto lo staff presidenziale dell’amministrazione Bush, puta caso composto tutto da petrolieri.  Ah, se Junior avesse avuto questa occasione… cosa avrebbe combinato!  

lunedì 26 agosto 2013

C’É UN BEPPE IN OGNUNO DI NOI!


Beppe Grillo è il nostro Doctor Who… tutto nostro intendiamoci! Sa tutto lui, risolve tutto lui, sa cosa ci manca, sa cosa ci vuole, basta solo non contraddirlo altrimenti si trasforma in qualcosa di diverso: in un tamarroide di un pianeta lontano lontano, capace di trovarti nuovi e “ricercati” epiteti per poi apostrofarti con una fantasia che farebbe impallidire “Er Monnezza”. Certo, se sei un giornalista svedese o danese ti appare con le fattezze di Madre Teresa, ma se sei italiano prende vita la mutazione, ma per amore del Paese è ovvio. Oggi ha scritto sul suo blog che è finito il tempo delle mele, che bisogna andare al voto perché tutti hanno fallito, così il suo Movimento vincerà le elezioni e, infine, finalmente solo loro governeranno e, sempre in solitaria, cambieranno la legge elettorale. “Ogni voto” – parole testuali – “ un calcio in culo” ai politici che hanno portato questo paese alla rovina.  

Io per mesi mi sono arrovellato, ho cercato di capire dove avevo già sentito queste parole, dove era già in uso questo linguaggio ma non ci riuscivo… poi stamani l’illuminazione: mi trovavo in un bar, due o tre persone commentavano la situazione politica e ho sentito: “a calci in culo li manderei in galera, ci hanno rovinato.” Finalmente, ho trovato le “muse ispiratrici del grillismo”… e siamo noi! Noi gli abbiamo indicato la via della verità, noi siamo i primi presidenti del consiglio, i primi capi di stato della pausa caffè, anche se di lunedì diventiamo tutti allenatori di calcio, mica pizze e fichi? Noi sappiamo diversificare altrimenti ci annoiamo. E proprio grazie a questa “colorita” caratteristica che colma il nostro tempo libero non possiamo non concludere che il “populismo” spicciolo sta chiudendo drammaticamente il suo cerchio ventennale. La politica è a un bivio pericoloso: o si riforma e si riguadagna un’autorità nel rispetto delle istituzioni e delle leggi, o ci ritroveremo con degli idrofobici urlatori che smadonnano ad ogni piè sospinto con la bava del giustizialismo alla bocca.  Non vedo alcuna differenza – se non un’involuzione dello stesso fenomeno – tra il Berlusconi che ha degenerato la vita politica con la sua presenza e il Grillo che in nome della “verità in tasca” non ha alcun rispetto per le istituzioni e dell’iter democratico. Grillo non è diverso dal Bossi del “celodurismo”, dal Berlusconi che definisce chi non lo vota “una testa di cazzo”, dal Calderoli che paragona la Kyenge a un orango. Grillo ha solo un vantaggio su loro, dice cose condivisibili dalla massa cavalcando così il malumore generale, ma di certo non si può dire che sia Martin Luther King o Gandhi, né un garantista o un difensore dei diritti. I contenuti sono diversi ma lo stile è sempre quello. Se Berlusconi plagiò gli anni 90’ facendo apparire la vita reale come uno show televisivo, Grillo fa il gioco di prestigio col web e il linguaggio 2puntoBeppe. Siamo in un immenso bar virtuale dove tutti possiamo apostrofare in qualsiasi modo chi non la pensa come noi, agitare forche e far scattare ghigliottine, perché presumere di avere ragione ci da il permesso di dire e fare tutto quello che vogliamo. Per fortuna c’è da dire che, come spesso accade, pessimi padri ricevono in dono ottimi figli, e così allo stesso modo il grillismo difficilmente intacca i suoi stessi eletti, parlamentari che antepongono al populismo il lavoro, all’insulto facile e gratuito il rispetto per le istituzioni. Non si può avere tutto…per fortuna! Berlusconi ha avuto cloni raccapriccianti - anche se a vedere l'originale sembrava impossibile ottenere di peggio -, ma Grillo, grazie a Dio, ancora no!   

domenica 25 agosto 2013

L’INDECOROSA FINE DEL CESARO-PRIAPISMO


Il Pdl rimanda la fine del mondo a mercoledì e il ticchettio del conto alla rovescia è il bisillabo “imu”. O la tassa viene cancellata entro tre giorni o scateneranno la Santanché che a cavallo di Sallusti seminerà crisi e distruzione. Contro ogni evenienza Letta si è tenuto l’elmetto che gli tutelava il teschio in Afghanistan.
L’imu paradossalmente è un’ipoteca elettorale, un prezioso  biglietto da visita: un partito che in campagna elettorale può dire “ci siamo battuti per voi contro questa tassa iniqua nonostante i guai del nostro leader” è un partito d’oro, guadagna punti puliti puliti sul carnet dei consensi. E’ un’occasione da non perdere. Intanto la Santanché genera emicranie a grappoli nella maggioranza con i suoi ultimata: “ Il presidente Berlusconi ha già deciso, il governo cadrà, perché da Napolitano e Letta non otterrà nulla.” Bisogna dire però che il “condannato” una ragione se la stava per fare ieri ad Arcore; infatti si è detto disposto a scontare la pena ai servizi sociali ma non la decadenza, quella non riesce proprio a digerirla. Anche se – senza sforzarsi troppo – è facile intuire che è una pretesa piuttosto assurda: non far decadere un senatore che viene condannato in via definitiva perché “ha consumato una frode mentre era Presidente del Consiglio” è un po’ come se dopo il “Watergate” avessero tenuto per Nixon la stanza degli ospiti nella Casa Bianca.
La verità è che Silvio non ha pazienza! E’ come “na creatura”… e quando vuole una cosa la vuole subito: “se quel lagnone avesse avuto la pazienza di aspettare invece di puntare i piedi avrebbero fatto passare due o tre mesi e poi ,“a bocce ferme”, sarebbe scattata una bella amnistia perché le carceri sono stracolme, e lui e Cosentino sarebbero potuti correre in un campo fiorito vestiti di bianco e, soprattutto, a rallenty! E invece no… il frodatore è capriccioso e vuole tutto e subito! Come con Ruby! Non poteva aspettare e dirle: “uelà mi consenti… salve sono l’unto, un po’ casalinga e un po’ minatore, un pirata ed un signore, che dici se festeggiamo da me i tuoi 18 e a fine serata, nella stanza Putin, ti faccio il regalino?!” no… ha voluto risparmiare sulle candeline e così s’è inguaiato! E’ proprio vero che i parvenus si perdono per poco!

E siamo arrivati perciò all’epilogo più miserrimo, al più indecoroso dei parossismi: Berlusconi che mendica una salvezza impossibile, perlopiù  ricattando, i suoi falchi che si danno alla coprolalia capeggiati dalla gallinella isterica, le sue colombe che cercano di mantenere un posto al governo abitato da un profondo combattimento delle interiora perché con un occhio guardano alla maggioranza e con l’altro al mammasantissima - e solo Gasparri ci riesce -, e, infine, il Pd, che dopo essersi venduto l’anima in nome del nulla non riesce più a riscattarla in nessun modo.   

sabato 24 agosto 2013

ALFANO SI APPELLA ALLA COSTITUZIONE



Il vertice fiume ad Arcore non ha prodotto risultati! I figli di Berlusconi in coro gli ricordavano che se sa giocare a dama un anno passa presto, che cambiare un pannolone gli potrà tornare utile; ma niente! Silvio non ci sta, vuole esser salvato e tra i falchi e le colombe lui si distingue perché è un avvoltoio. C’erano tutti, dalla famiglia ai delfini, dalle valchirie alle neofite, e non si è arrivato a niente. Arcore era battuta dalla pioggia, sembrava già autunno, nonostante la Santanchè avesse ancora i racchettoni nel bagagliaio si respirava solo tristezza, ma non rassegnazione. Dopo ore di insulti e tentativi di pacificazione, frammezzati da canzoni di Apicella cantate “soavemente” da Francesca Pascale tra un calippo e l’altro, si è giunti a qualcosa che metteva d’accordo tutti: è sabato… “Party Time” e se ne parla lunedì. Perché un Moito caldo è un Moito morto!  
Tutti compatti sono usciti dal palazzo del re in “trenino” con Alfano locomotiva, e al segretario del pdl l’onere di dichiarare senza mezzi termini la posizione del partito: “Condannarlo è inammissibile. La Decadenza di Berlusconi è costituzionalmente inaccettabile”.
Ora, sentire appellarsi Alfano alla Costituzione è un po’ come se il Trota citasse  la teorie delle stringhe. Sarebbe la prova inconfutabile che la teoria è valida e che viene da un universo parallelo! Il “Ministrello silviocomandato” dopo il suo famoso Lodo, dopo il  caso Shalabayeva, dopo aver sbroccato lanciando il “propostone” sul vitto e l’alloggio ai carcerati extracomunitari pagati dai loro paesi di provenienza, adesso si barrica dietro una fantomatica carta costituzionale, che evidentemente ha redatto lui sotto acidi, e dichiara che la decadenza di Berlusconi è incostituzionale? Ma bisogna proprio aver peli sullo stomaco a “trecce” per fare una dichiarazione del genere

LA REGIONE CAMPANIA "TRA LA CARFAGNA E LA PALMA"



Berlusconi è un filantropo altruista, nonostante i suoi guai si preoccupa degli altri. Prima di spostare “La tana dell’allupato” ad Arcore per il summit finale ieri ha avuto il tempo di interessarsi del futuro della Campania. Caldoro con ogni probabilità verrà “promosso” a parlamentare europeo e quindi urge un successore. Bisogna dire che da quando esiste il parlamento europeo è una sorta di “cimitero degli elefanti”, una discarica a cielo aperto di politici nazionali trombati o inquisiti. In questo “deposito giudiziario” la politica italiana ci ha messo di tutto: dal Prodi trombato da d’Alema a Borghezio, impresentabile anche in uno zoo - spaventerebbe tutti i bambini -, e adesso tocca al Presidente della Regione Campania. Questa “promo-rimozione” che condurrà Caldoro ad un disarmo dorato è forse dovuta agli appalti per l’American’s Cup, o per i rimborsi spese astronomici della regione: ma fatto sta che il “Bersagliere Onorario” si è bruciato e dovrà marciare “tomo tomo, cacchio cacchio” a Bruxelles.
I nomi dei candidati alla successione di Caldoro rispettano sin nei dettagli la regola aurea della politica italiana, sintetizzata nella frase: “la pezza è peggiore del buco.” Infatti Silvio ha in mente due nomi per la regione Campania: Nitto Palma e Mara Carfagna. Nitto Francesco Palma ha un pedigree di tutto rispetto: magistrato, sostituto procuratore nella Direzione nazionale antimafia, sottosegretario agli interni, ministro della giustizia, dopo e dimissioni di Alfano, ed ora membro permanente della commissione giustizia, nonché – in contemporanea – dal 2012 commissario regionale in Campania dopo le dimissioni di Nicola Cosentino. Si ricorda nel 2002 la sua splendida proposta di legge che consisteva nel “congelare” tutti i processi a carico dei parlamentari sino a fine mandato, emendamento allora proposto per salvare Cesare Previti ma per fortuna bocciato, altrimenti adesso non ci sarebbe un caso Berlusconi.    
Mara Carfagna chi non la conosce? Donna poliedrica, multitasking e agguerrita, una pasionaria pura – erede “plastica” della Santanché – finalista miss Italia, laureata in giurisprudenza, sporadiche e mai incisive presenze televisive e poi l’illuminazione… la folgorazione sulla via di Arcore. Dopo la conversione è stata eletta al parlamento nelle fila pdl e infine, dal 2008 al 2011, ministro per le pari opportunità. Bisogna anche qui ricordare quanto si sia spesa per il riconoscimento per i diritti delle coppie di fatto, abnegazione che può sintetizzarsi in questa sua dichiarazione del 2007, che le apre “giustamente” la strada per il Dicastero delle “pari opportunità”: “non c'è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili e che per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare”.  
In base a questa definizione si può desumere che abbia studiato giurisprudenza nella Berlino del 40’ – ed evinciamo che l’unica nota positiva consiste nel fatto che l’età se la porta bene -, che è lo stato a stabilire – in base alla possibilità di procreare – se due persone si vogliono bene, che chi ha figli si ama e chi non ne ha si prende per il culo. Ma in tutto questo mi chiedo… la Carfagna ha figli?

In questo paese tutto è possibile, altro che gli Stati Uniti, è qui la terra delle opportunità – dipende da chi paga e con chi bazzichi. Brunetta capitano della nazionale di Basket? Detto fatto! Scilipoti docente di Filosofia Morale? Basta che lo chieda in un linguaggio comprensibile – solo per questo non accadrà mai -, la Gelmini accademica dei Lincei? E’ il minimo!  

venerdì 23 agosto 2013

BERLUSCONI "UOMO IN MARE!"


La crisi si sta sempre più materializzando e Berlusconi alza la posta sul tavolo. Azzardare e bluffare è l’unica carta che gli è rimasta e non può non giocarsi il tutto per tutto. Solo Fede si lamenta perché non è di mazzo in questa mano. Ieri Berlusconi in un’intervista a “Tempi” ha giocato di rimessa usando la solita solfa della rappresentanza unita al vittimismo: “rappresento dieci milioni di elettori” – numero che lievita sempre più non tanto misteriosamente -, “sono vittima di un colpo di mano ingiusto e non potranno togliermi il diritto di parola, di essere il riferimento di un partito e di continuare ad esserlo”. Surrettiziamente dichiara anche che se dovesse esser “sfrattato” dal Senato non sarà colpa sua ma dei suoi alleati – ora amici – e fa l’esempio pseudo-zen dei compagnucci di pesca in barca: “se si è in due in una barca e uno butta in acqua l’altro di chi è la colpa se il natante diventa incontrollabile?” A prescindere dalla metafora che avrà fatto rivoltare di riflesso Jerome nella tomba bisogna dire che se Berlusconi è un truffatore condannato in Cassazione c’è ben poco da fare, anche se il “decadente” ha affermato che gli alleati di governo “se solo volessero” troverebbero tante scappatoie per lui nella Costituzione, perché – possiamo aggiungere – è stata rettificata più volte in nomine Silvio in questi vent’anni. Brunetta stamani arricchisce il piatto giocando duro su “Radio Anch’Io” rilanciando le insinuazioni del padrone affermando che se il governo cadrà sarà una responsabilità esclusiva del Pd che ha già deciso la decadenza del Cavaliere e la sua esclusione dalla vita pubblica. Insomma se Berlusconi è un frodatore è colpa del Pd, se ha commesso dei reati fiscali, forse anche sessuali - perché bisogna ricordare che in primo grado è stato condannato per sfruttamento della prostituzione minorile -, è colpa del Pd. Se non c’è più nulla da fare per “l’uomo in mare” è colpa dei nuovi amichetti del cuore. Se “quel che resta del Pd” ha una responsabilità – di certo non leggerina – consiste nell’aver frequentato ultimamente pessime compagnie, e si sa che una mela marcia nella cassetta da lì a poco rovina tutte le altre. Inutili tutti i tentativi di Letta nel cercare di imbastire pessime “pezze a colori” dal meeting di comunione e liberazione – dove evidentemente tutto l’esecutivo è migrato per cercare un pass spirituale da parte di un Papa che senza saper né leggere e né scrivere si è dato alla macchia… preferisce prendere l’elenco telefonico e chiamare a casa la gente facendosi dare del tu piuttosto che confondersi con loro -, oramai il focolarino acquiescente ha una patata troppo bollente tra le mani e intorno si sono tutti defilati. Ma imperterrito continua a minimizzare spalleggiato da Napolitano.

Intanto in un parlamento semideserto non accade più nulla. La spending review da tutti celebrata e invocata non solo non è stata fatta, ma le spese sono aumentate: rispetto all’anno scorso le spese di mantenimento delle istituzioni sono aumentate da 104 milioni di euro a 110, quelle militari addirittura lievitate, solo il Dicastero dello Sviluppo Economico devia alla difesa 2 miliardi e 182 milioni di euro belli freschi freschi e ancora caldi di conio.  Se iniziamo a sentire la cavalcata della Valchirie di Wagner due sono le possibilità: o ci apprestiamo ad occupare la Polonia o sono la Santanché e la Biancofiore  che ci citofonano per lasciarci nella buca delle lettere la “Torre di Silvio”.  

giovedì 22 agosto 2013

DELLA CONGETTURA E DEL CEMENTO



La tentazione alla congettura spesso sa di asfalto bagnato e di coriandoli infangati  sulla strade del mercoledì delle ceneri.  Lasciamo che la nostra sensibilità affondi tenue nel risposo dei  pensieri con la presunzione che sia una meta, un apice toccato con la fatica del pensiero. E il sangue si mischia nei nostri occhi sino a diventare il cielo rosso di un tramonto che non sarà nostro. Amiamo questo delirio, questo principato tanto delicato quanto falso, come una conquista perenne, un’orma a fuoco che ci inganna con la sensazione del “picco di perfezione”. Ciò che ci inganna e proprio ciò che ci viene in aiuto, il presumere, questo certo sentire che il perfetto sia stato toccato, sfiorato è in realtà traccia e misura incommensurabile della nostra distanza. Megalomanie istantanee con le quali stabiliamo falsi precedenti, maturiamo ostensive e tremolanti consapevolezze di un inganno al quale amiamo consacrarci ogni volta come sacerdoti vuoti di fedi perennemente nuove: eretici del prima, novizi dell’ora. I vicoli diventano vie sterminate, le sensazioni profezie, il cemento marmo. Noi cadiamo dove i nostri padri ci hanno tracciato strade, sulla sottigliezza. Siamo punte acuminate di zirconi che si graffiano frantumandosi certe di esser diamanti. Possiamo dire di non esser perfettamente liberi perché abbiamo la libertà di poter sottilizzare, possiamo dire di esser sensibili e  piangere martiri  mai conosciuti perché loro avevano il viso duro, perché il marmo fa meno senso della carne e dei rivoli di sangue che ci insozzano le scarpe. Le loro battaglie sono lontane il giusto: tanto da non invadere il quotidiano, ma, per fortuna, non abbastanza per una onoraria sacramentata occasionale. Siamo amanti distratti, un orgasmo di contrizione di tanto in tanto e usciamo mondi e perfezionati dalla noia come perpetue sotto il sole che distribuiscono santini all’uscita della messa. Le facce beatificate da un sermone di vita improvviso, ma fatto come Dio comanda, fino al suo sciogliersi nella memoria. La congettura è un’adultera col viso d’angelo e le cosce di cemento, un falso dono, il periplo infinito della lontananza, è senza sangue perché non si sente scorrer nulla se non la linfa sterile dell’appagamento estemporaneo.  Non ha brividi né tremori, non ha occhi con cui esprimere piacere o terrori. E’ un demone meridiano che ci coglie tra il sonno e la veglia e che ci sfugge con una promessa perenne di verità tra le sue labbra chiuse. L’ostacolo si veste da illuminazione, la distanza da ispirazione e la sua maschera è il nostro volto: l’inganno che celebra e che lusinga non ha bisogno di stare alle nostre spalle, ci sta davanti e ci guarda negli occhi. Ci gira intorno come un servo compiacente e sussurra le nostre gesta per cullarci nel sonno. Ha le mani tozze e il verso lieto, non ci tocca ma canta, è un satiro multiforme, un aedo mediocre dal tocco ruvido ma supplica come Elena ai piedi del cavallo di legno. Conosce le voci di ciò che amiamo e le imita alla perfezione, ci arma delle nostre stesse illusioni per derubarci al culmine del nostro compiacimento lasciandoci tra le mani la sabbia di una clessidra frantumata.     

L’ALFANARIO ALLAMPANARIO SI ALLARGA!


Non pago di aver calpestato i diritti di asilo ad una madre e una figlia il nostro Alfano si è spremuto le meningi e ne ha mollata un’altra. “Che siano i paesi di provenienza degli immigrati in carcere a pagare loro vitto e alloggio”, sentenzia sicuro e borioso dal palco del meeting di Comunione e Liberazione – certo di aver detto qualcosa di intelligente e non una cazzata immane. Una cosa è certa, il numero due del governo Letta ha studiato poco e male gli esami di Diritto Costituzionale e di Diritto Internazionale e, soprattutto, ha poco senso della realtà, perché se i “cosiddetti” “paesi di provenienza”  potessero sostenere e garantire le spese processuali e di mantenimento in detenzione dei loro emigranti non sarebbero paesi poi così “inguaiati” sia dal punto vista della difesa dei diritti che da quello economico da generare massicci flussi migratori.
Ma prescindendo dal buon senso – caratteristica lontana anni luce dal Nostro – è la nostra stessa legislatura a spedire inesorabilmente l’idea di Alfano nello sgabuzzino oramai stracolmo delle minchiate italiote: infatti è un diritto acquisito degli stranieri in Italia quello di esser trattati in sede giudiziaria come pari, cosa riconosciuta non solo in Italia ma in ogni nazione democratica d’occidente. Se ragionassimo come Alfano potremmo chiedere retroattivamente i danni per Sacco e Vanzetti, o gli Stati Uniti potrebbero chiederci un risarcimento perché molti mafiosi “naturalizzati” in galera li han mantenuti loro. Senza sottolineare il fatto che la “la genialata di Alfano” lederebbe di riflesso le fondamenta del diritto internazionale. Piuttosto preoccupante la cosa… perché se un cittadino comune non conosce tutte le leggi è un conto, ma se è un ministro – dell’interno per giunta – beh… è un tantinello grave.

La verità è che Alfano ci ha provato! Dopo aver “fallito parzialmente” con Letta nella richiesta di riscatto per Berlusconi ha cercato un diversivo, qualcosa che ingravidasse di botto l’opinione pubblica per qualche giorno distraendola dall’indecoroso epilogo giudiziario del frodatore. E allora Angelino si è spremuto, ha ragionato, ha vagliato e si è detto: “cosa posso inventarmi? Di cosa posso parlare? Il femminicidio è ad appannaggio della sinistra: lo usano già Letta e la Boldrini per glissare sulla paralisi del governo, il razzismo puro e duro è roba da leghisti lobotomizzati e farebbe più male che bene al mio padrone… . Beh c’è la carta immigrati, posso giocarla con quella dell’affollamento delle carceri e unire le due cose! Sono due argomenti di attualità: con la crisi poi l’immigrato è sempre più considerato un “corpo estraneo” fra gli autoctoni, figuriamoci poi l’immigrato in carcere… quello sta sulle palle a tutti! Perfetto… dico che le spese di mantenimento dei carcerati immigrati le devono sostenere i loro paesi di origine e se va male possiamo sempre dichiarare Guerra a San Marino e annetterla come primo passo del nuovo Impero!


mercoledì 21 agosto 2013

LA RESA DEI “TONTI”



Settembre è alle porte… ma una data preoccupa il “Franco Frodatore” che spera di trasformarsi nel “frodatore che la fa franca”, ed è il 9 settembre, il giorno in cui si deciderà la decadenza da Senatore del pregiudicato. Ora l’ex Cavaliere, dopo aver mobilitato tutti su Facebook, passa ai fatti  e minaccia la stabilità del Governo senza mezzi termini. Dopo una riunione ad Arcore con la “squadraccia” dei suoi manda da Letta il “ministro-delfino a vita” Alfano, l’unico pupazzo col dono del ventriloquio via wireless. L’ambasciatorino di Berlusconi è in questo momento dal Premierino Enrico ma l’oggetto della discussione lo ha già anticipato “tuonando dal basso”  Brunetta: “O si trova una soluzione entro dieci giorni sull’agibilità politica di Berlusconi o si apre la crisi di governo.
Letta ha avuto notizia degli ultimata del gota berlusconiano mentre si trovava a Vienna: appena il tempo di dire che confida nel buon senso del Pdl e di sentirsi consolare dal presidente austriaco Faymann che “scoprendo l’acqua calda” ha dichiarato: “Ho conosciuto Silvio Berlusconi e non ho mai pensato che sia un garante della stabilità”, e subito è dovuto tornare in Italia pressato dalle minacce dei “suoi”; neanche una palla di Mozart o una fetta di sacher.
Forse è arrivato il momento che qualcuno dica al nostro Presidente del Consiglio che non può far contenti tutti, che prender tempo non serve a molto, che i suoi alleati non sono garanti di un bel niente se non dei loro stessi interessi, che questo Paese non può esser tenuto in scacco dalle vicende giudiziarie di un condannato in via definitiva.
Anche se Berlusconi ha difensori insospettabili e trasversali, come l’attore Franco Nero: infatti Django stamattina si è svegliato di botto e si è ricordato di una cena in Calabria dove sentì dire al giudice Esposito: “Non sopporto Berlusconi, se mi capita sotto gli faccio un mazzo così” .  Eh già!, perché Esposito decideva solo lui - modello grande inquisitore-, non era membro di una collegio chiamato a decidere in assemblea, , non ha confermato una sentenza già passata per due gradi di giudizio dichiarando che la pena accessoria – i quattro anni di interdizione dai pubblici uffici -   era eccessiva e quindi da riesaminare. Niente di tutto questo! Il giudice Esposito è un mefitico e andato a male Leviatano senza regole che odia Berlusconi.
Intanto il governo è sul filo del rasoio; oscilla pericolosamente tra l’ottimismo ipocrita di un premier che non prende coscienza di un esperimento nato già col marchio del fallimento e i ricatti di un delinquente condannato, che tenta di salvarsi disperatamente e dalla sua pletora di “nessuno” che ha vissuto sulle sue spalle.

Se non fossimo in Italia ci sarebbero gli estremi per definire queste minacce come un attacco deliberato alla democrazia e alle istituzioni, e invece no! Letta corre quando si alzano i toni, si ostina a minimizzare pubblicamente e a “barattare” privatamente mantenendo in stallo un intero paese. 

martedì 20 agosto 2013

PROFILO "POCO SEMI-SERIO" DI ENRICO LETTA


Si va avanti per fratture: scomposte, multiple, micro e macro. Il “tutti contro tutti” è una forma di frattura “composta”, un temporeggiamento traumatico mirato alle costole della nostra ansia. Una facezia tritata a dovere e infilata a forza nelle nostre gole. L’ attenzione sembra centrata e vigile, e infatti lo è… ma altrove.

Addio al riformismo.

La soap opera berlusconiana e tutti e i suoi sottoderivati inchiodano, volenti o nolenti, il nostro quotidiano e così oscilliamo – a seconda del nostro colore politico – tra la speranza e la rassegnazione. Non vediamo la compromettente deriva di un sistema in coma vigile, l’assoluta paralisi di iniziative, programmi e idee. Non ci accorgiamo neanche che la geografia politica di questo paese si è “telluricamente” modificata, che si è stabilizzata col sacrificio definitivo del riformismo – ammazzato dall’interno –  in nome di un falso moderatismo e del “politicamente corretto”.  Perché rispettare le idee? Molto meglio relativizzarle, renderle inefficaci, intatte nella forma ma svuotate di ogni contenuto compromettente. Sta passando la sensazione che ogni opinione decisa possa generare l’effetto “elefante in una cristalleria”: è un momento troppo delicato per atti concreti, per riforme decise, ma la parola d’ordine è “moderazione”, e questa parola castra letteralmente qualsiasi rappresentanza realmente riformista.

Il bravo chierico della fede Monti.

Letta conclude l’operazione di Monti in sordina, protetto dal caos su Berlusconi, dalle polemiche sterili – ma funzionali - sulle leggi in difesa dei diritti delle donne e delle coppie di fatto. Letta è bravo, bravissimo… perché lungi dal prender congedo dal berlusconismo mediatico lo usa a suo vantaggio. Forse instradato dallo zio, è stato iniziato ai meccanismi di distrazione di massa in modo esemplare: toglie qui e là qualche auto blu, qualche aereo di stato con annunci quasi “benedettini” fatti di ieratica sobrietà e intanto non agisce,  offre qualche contentino di misura ma mediaticamente efficace e dove non riesce ad arrivare lascia libera di scorazzare sui mezzi di informazione qualche polemica. E c’è da dire che è più credibile di Silvio, perché è meno caciarone, più composto, con un profilo basso e protettivo, e, poi, secondo il redditometro della camera è addirittura nullatenente. Non promette mai a caso, ma in modo puntuale e tempestivo: una legge elettorale? Proprio nuova no… ma una modifica per ottobre, quando sarebbe dovuta essere immediata una totale riforma per chi ha “davvero  a cuore” la salute della democrazia di questo paese. Il suo temporeggiamento non è genetico, né caratteriale, magari… ma neanche dettato dalla funesta alleanza, bensì è strategico, funzionale, un ottimo mezzo per agire strutturalmente alla chetichella. Nessuna nuova legge elettorale, nessun vero privilegio della classe politica toccato – la polemica sugli stipendi eccessivi copre molte altre immunità della casta ben più antidemocratiche -, nessuna azione per “riattivare” dal basso” l’economia, sul potere d’acquisto dei cittadini, neanche una parola su argomenti come la sanità e l’istruzione, martoriate senza vergogna da vent’anni.

Il Letta-governo.

Questo governo con l’alibi dell’ “emergenza” è nato senza un programma, un obiettivo, un progetto. Lavora alla giornata e s’addormenta morendo d’inedia la sera. “Un sopravvivente sterile” che cerca solo il plauso dell’Europa economica, delle lobbie bancarie, delle dittature che detengono il potere energetico. Va in giro, inaugura gasdotti, stringe le stesse mani che stringeva Berlusconi chinando la testa allo stesso modo, solo con più “aplomb” - quella tipica del perfetto maggiordomo -, e quando ritorna in patria celebra risultati strabilianti e innovativi.

La patata bollente della responsabilità.

Ma Enrico Letta è anche un vero politico, cosa alla quale non eravamo abituati da vent’anni. Lo ha dimostrato oggi declinando ogni responsabilità sul caso Berlusconi lasciando la patata bollente al Pdl. Infatti ha dichiarato se a causa di Berlusconi il Pdl abbandonerà il governo il partito del condannato dovrà assumersene tutte le responsabilità. La prima domanda che mi verrebbe da fare al nostro presidente del consiglio è: quando mai Berlusconi&Co. si sono presi la responsabilità di qualcosa? Loro sono nati dando la colpa agli altri, è sempre stato il loro modo  di fare politica. E a dirla tutta, caro Letta, se l’è cercata… lei ha voluto allearsi con loro, ha fatto passare questa insalata per un governo di pacificazione nazionale, è sicuro di non esserne responsabile? Lei sapeva chi si metteva in casa, sapeva che Berlusconi aveva guai con la giustizia e che poteva essere condannato. E’ mai possibile che tutto questo le è sfuggito? Lei non sa quanto vorrei essere d’accordo con lei e dare tutta la colpa a Berlusconi e i suoi, ma obiettivamente non posso, lei è correo, lei è responsabile quanto loro. E chiunque al suo posto con un po’ di senso della realtà varerebbe col parlamento in fretta e furia una nuova legge elettorale per far sì che tutto questo non si ripresenti più.   

lunedì 19 agosto 2013

CHI NON MOLLA BERLUSCONI E’!

Silvio dal terrazzo di Facebook chiama tutti a raccolta per ribadire che non molla, che resta per fare gli interessi del paese sino all’ultimo. Tutti a questo punto si sono sentiti invasi da un afflato di partecipazione, nessuno non ha sentito questa chiamata senza appelli – solo cassazioni - per i diritti e il bene della nazione. La Santanché ha mollato i racchettoni e con le infradito ha ordinato un negroni per festeggiare, Schifani e Nitto Palma sono andati a dare la bella notizia a Cosentino – aveva la cella troppo stretta, in due non ci si poteva stare -, la Biancofiore si è spogliata del suo saio di strass e lustrini - aveva fatto anche voto di pensiero, ma era una penitenza proibitiva per lei - ed è corsa felice in groppa al suo fedele Bondi verso il castello di San Martino. Capezzone si è tolto dal collo il cartello “vendesi” ed ha iniziato a chiamare tutti comunisti in mezzo alla strada, aveva delle “claque” da recuperare. la Carfagna invece farà ritardo, proprio oggi ha denunciato la sua segretaria perché le ha detto: Onorevole, Berlusconi vuole vederla, fra un’ora la verremo a prendere sotto casa!” Formigoni ancora non si fida, aspetta, temporeggia, fa ancora il filo un po’ a tutti in quel di Rimini, tanto lo sa che sono tutti uguali: ha tentato di corrompere Lupi con delle camice fucsia dopo aver comprato quattro copie del suo libro, poi ha promesso a Letta di “far sparire” Renzi: una cosa pulita, senza testimoni, gli mette nel letto la Bindi e così si gioca la carriera - Rosi gli deve qualche piacere. Berlusconi è una malattia cronica facciamocene una ragione. E’ come l’herpes, appena si abbassano le difese immunitarie.. zaaacc! Ritorna! Schifani tira fuori la solita solfa generalista: “non difendiamo Berlusconi, bensì il diritto dei cittadini che lo hanno votato. Insomma è una traslazione del punto di vista, sposta l’attenzione non sul “pregiudicato” Silvio, ma sul problema della rappresentanza… e sia ben chiaro, lo può fare… è una carognata ma lo può fare grazie a quella splendida legge elettorale che tutti odiano e nessuno vuol cancellare. Sì, Letta lo ha promesso, ma gli conviene cambiarla? Nel momento in cui dovessimo avere una “VERA” legge elettorale non ci sarebbero più scuse per non sciogliere le camere, tornare alle elezioni e troncare questo stillicidio assurdo del “Governicchio delle larghe intese”. Letta mica si vuole togliere di torno? Mica vuole fare la fine di Monti? Anche perché Mario ha riposto tutte le speranze in lui. Ma non è che alla fine “l’Herpes Silvio” conviene? Agita le acque minacciando, è irrequieto, rende precari e sottili tutti gli equilibri e in questo modo da ancora di più la sensazione che siamo in cattive acque e quindi alimenta il sentimento di emergenza col quale si giustifica questo tragicomico “stato d’eccezione”? Intanto l’herpes fa tremare ancora tutti, non c’è niente da fare! Ribatte colpo su colpo. Proprio oggi Letta sottolinea che l’Italia non è ad personam e di tutta risposta il suo amministratore delegato, nonché azionista di maggioranza della classe politica di questo paese, non perde tempo e gli fa capire subito chi comanda.   

domenica 18 agosto 2013

18 AGOSTO? DA OGGI TUTTI CIELLINI!



Oggi è giorno del Signore e il governo si è spostato tutto a Rimini! Chi in presenza e chi in spirito nessuno è mancato! Una capatina all’Italia in miniatura dove Giussani venne in sogno a Letta e gli confidò: “un giorno tutto questo sarà tuo”… e poi tutti al Meeting di Comunione e Liberazione. Ma proprio tutti: Da Lupi a Letta, da L’Espresso a Torre di Guardia fino al video messaggio regalato a tutti dal Presidente Giorgio Napolitano. E non poteva mancare lui, il solo, l’unico, l’inconfondibile e coloratissimo Formigoni! Era lì dietro il Presidente del Consiglio, una sorta di Paolini ciellino onnipresente sempre piantato alle spalle del potente di turno. Il perfetto democristiano medio!, sempre lì ovunque una poltrona si annidi! Refrattario agli scandali, alle denunce, agli intrallazzi, agli avvistamenti di ufo, alle gite in barca… niente lo ferma. Il democristiano medio è poco sveglio, piuttosto anonimo – infatti ha bisogno di camice sgargianti per apparire -, non ha grandi abilità, solo una: si avvinghia al potere e vi si innesta a dovere! Crea una piccola, o media, accolita di fedelissimi a scadenza e resiste: resiste agli anni, alle prime repubbliche, ai portaborse che incassano al suo posto… e quando vede un ufo non si preoccupa più di tanto… perché sa che “loro” cercano solo vita intelligente.
Nel vedere insieme Letta, Lupi e Formigoni mi è saltata in mente una frase di Allen: “Non ho nulla contro Dio, è il suo fan club che mi spaventa!” .Ma devo dire che  ho avuto una funesta visione del futuro… anche se si è manifestata in forma di deja-vu, perché il futuro può ereditare tutto il terrificante del passato.  Letta ha promesso, ha promesso di tutto. Ha garantito una nuova legge elettorale per Ottobre, ma al primo congresso utile dell’Opus Dei ne approfitterà per rimandare a febbraio, e poi tutti a guardare la bellissima mostra dedicata all’Europa dopo il video-intervento di Napolitano. Perché l’argomento del meeting di quest’anno è la centralità dell’emergenza uomo, il suo mistero, la sua profonda intimità e ricchezza, ed è evidente che l’Europa casca a “fagiuolo!” Tutta Cl ha afferrato saldamente il messaggio del Santo Padre e se l’è appuntato sul petto, quasi come un crocifisso, o meglio, proprio come uno “scudo crociato”. Infatti scrive Francesco I: “Emergenza uomo significa l’emergenza di tornare a Cristo, imparare da Lui la verità su noi stessi e sul mondo, e con Lui e in Lui andare incontro agli uomini, soprattutto ai più poveri, per i quali Gesù ha sempre manifestato predilezione.”  E chi meglio di Lupi, Formigoni e Letta, gioielli splendenti del Ciellinismo, può ereditare questa predilezione per i poveri? Il Cristianesimo laico è in mani sicure, fedeli, caritatevoli, senza ombre… e se non ne dovessero esser all’altezza, beh possono sempre uscirsene affermando che la perfetta sequela di Cristo è impossibile, che la via della laicità è ardua e piena di ostacoli, incerta e colma di tentazioni, tipo difendere un frodatore sfruttatore di minorenni, fare intrallazzi vari nel Pirellone, soddisfare gli interessi dei banchieri a discapito delle economie nazionali. Quale buon Cristiano non lo ha fatto? Ricordo il grande teologo Barth che affermò che un’anziana donna che recita il rosario senza neanche sapere cosa significhi fa teologia viva. Ma qui siamo su un altro pianeta. Un pianeta lontano, meglio dire “allontanato”, straniero, “eretico”. Eretico come Don Milani, come Don Mazzi, Don Gallo, figure belle sì ma che si sono “incarnate male” nel tessuto della società. Ma il grande Banchetto di Comunione e Liberazione non può non prevedere come epilogo l’alta teologia, e come dessert verrà servito uno splendido documentario sulle Confessioni di Agostino, ed è certo che l’africano di Tegaste, con tanto di figlio illegittimo, sarebbe stato ben accetto a Rimini, che la sua indole paolina avrebbe amato, gradito e sostenuto tutto questo, ed  è altrettanto certo che avrebbe citato ironicamente il suo libro X nel vedere tutti questi ferventi cattolici riuniti a parlucchiare di Europa e della centralità dell’ uomo: “Hic esse valeo nec volo, illic volo nec valeo, miser utrubique.”

IL "DE NAPOLITANO":SOLILOQUIA GEORGIANEI

Oggi Letta è uscito allo scoperto e ha preso finalmente posizione. Ha dichiarato che in Italia da troppo tempo ha vinto la politica del “tutti contro tutti”, ma la parte dura del suo discorso è arrivata quando ha affermato senza mezzi termini che “da quando non esistono più le mezze stagioni i treni non arrivano in orario, anche perché è tutto un magna magna. Ed è – dunque - arrivato il momento di dire no all’Europa economicocentrica e sì a quella dei cittadini!” Il messaggio è chiaro, preciso netto… si stava meglio quando si stava peggio!
Enrico Letta sarà anche nipote di Gianni ma – come se non bastasse - è figlio politico di Napolitano. Il tardo Napolitano urge sottolineare, quello che non è ha imbroccata una neanche per sbaglio. Da quando il nostro Presidente firmò il legittimo impedimento ha intrapreso una china davvero preoccupante. Con tutto il bene del mondo Napolitano ha sempre fatto lo stesso errore di valutazione, e cioè credere di avere a che fare con dei “galantuomini”. Peccato veniale trasformatosi in mortale senza che lui neanche se ne sia reso conto.  Ma il “Nostro” ancora insiste, ancora ci crede, ha fiducia, offre il destro senza remore e… puntualmente, ogni volta,  ha in cambio porte sbattute in faccia. L’impudenza dei “galantuomini” non si ferma qui, Napolitano è anche il perfetto capro espiatorio: lui ha accettato il secondo mandato, lui ha voluto il governo di larghe intese, lui temporeggia sul caso Berlusconi ed ha parlato anche di riforma della giustizia, è debole, non ha carattere e non si fa valere. A questo punto è proprio difficile abbozzare un’apologia del Capo dello Stato: anche la sua nota su Berlusconi non ha soddisfatto nessuno. Berlusconi e i suoi lacché credevano che Giorgio fosse Padre Pio e hanno pensato che lo miracolasse, i giustizialisti volevano un Robespierre idrofobico che mandasse il criminale alla ghigliottina… e lui – puntualmente - ha disatteso gli uni e gli altri. Certo, una cosa che non ha dichiarato la poteva dire, ed era: “Con viva e vibrante commozione chiedo scusa agli Italiani! Ho pensato che davanti all’emergenza le guerre intestine si fermassero, che il bene di tutti divenisse prioritario ed essenziale, che i personalismi si archiviassero per risollevare le sorti della nazione, e invece no. Ho sbagliato, non ho valutato con chi avevo a che fare, non ho considerato quanto il parassitismo avesse infettato la vita istituzionale del Paese, quanto la seconda repubblica fosse diventata il parossismo esasperato della prima. Ed io l’ho lasciato fare; credendo di trarre il meglio di tutti ho fatto emergere il peggio. Questo governo è diventato arma per qualcuno e ancora di salvataggio per altri, strumento di ricatto per vecchie guardie con l’acqua alla gola e occasione di affermazione per outsider pronti scattare. Tutto è diventato tranne ciò che sarebbe dovuto essere. Tutto è talmente andato a rotoli che a questo punto chiudere bottega sarebbe un crimine, andare avanti il male peggiore, ma solo questo abbiamo perché un male minore non esiste. Anche quello si è dissolto! Uagliù stamm n’guaiat malament! Ho Sbagliato... ho sbagliato! Fare un Governo con Berlusconi è stato come mangiare il "Casatiello a Natale", gli Struffoli a Pasqua! Si può fare, nessuno lo vieta... ma è na "Strunzat".
Caro Presidente, ieri Lei ha lodato i bagnanti di Pachino che hanno fatto scudo attorno alle imbarcazioni dei migranti per soccorrerli e non farle affondare. E’ vero, ha ragione, sono motivo di orgoglio, un’immagine che fa onore al Paese.  Ebbene... a me piacerebbe essere orgoglioso di voi come Lei lo è per quelle persone. Anche a me piacerebbe che le istituzioni facessero cerchio intorno ai cittadini, che fossero il loro scudo in questo momento difficile, che sorreggessero chi vive difficoltà, che non si girino dall’altra parte mentre si naviga in cattive acque. Mi piacerebbe che tutte le istituzioni non cedessero ai ricatti di un solo uomo, anche se è in grado di creare grossi problemi - anche per diretta responsabilità delle istituzioni stesse, per troppi anni accondiscendenti -, vorrei che si preoccupassero meno delle banche e dei debiti e più della vita “reale” dei cittadini, che garantissero i diritti sanciti dalla Costituzione, la dignità che spetta loro. Che contribuissero in modo vivo e sano al bene di tutti. Ma devo accontentarmi dei bagnanti siracusani, della privata iniziativa dei singoli o di comunità e associazioni – a volte senza mezzi – che sostituiscono la vostra assenza, il vostro essere impegnati altrove, in consessi e summit tanto prestigiosi quanto sterili e pieni di parole. Per fortuna – ahinoi – l’Italia è da sempre un paese migliore di chi lo governa. Sembra oramai una caratteristica insita, connaturata. Pazienza… nessuno è perfetto!           

sabato 17 agosto 2013

L’ACEFALODRAMMA PIATTO DI SILVIO


Berlusconi in standby non riesce proprio a stare: freme, scalpita, inizia a mostrare tutto il suo nervosismo. L’ultima volta che ha giocato la carta della  “boriosa calma” ha vinto una condanna in Cassazione, e inizia a considerare l’ipotesi che la cosa porti sfiga. Villa San Martino è diventato il Quartier Generale degli anatemi. Dalla “Tana dell’Allupato” oggi è stato mandato in avanscoperta il ministro Quagliariello: il “saggio napolitaneo” ha dichiarato che se le istituzioni non trovano una scappatoia per il “Franco Frodatore” la vita del governo sarà breve, è impensabile che i ministri del Pdl restino nell’esecutivo se il loro leader sarà tagliato fuori dai giochi. Quaglieriello, come tutti gli altri, non prende assolutamente in considerazione l’eventualità che Berlusconi sia già fuori e che qualsiasi soluzione dimostrerebbe la resa di tutte le istituzioni – nessuna esclusa – davanti agli interessi di un solo individuo. Qualche giorno fa si è “auto-riesumato” persino D’Alema che ha consigliato al condannato di gestire il suo partito dall’esterno come Grillo. Sarebbe un ottimo consiglio se per Berlusconi restare in parlamento non fosse vitale! Infatti nel momento in cui dovesse decadere da senatore e iniziasse a giocare a dama e a tre sette col morto con degli anziani in qualche comunità Silvio rimarrebbe senza  immunità dagli altri procedimenti a suo carico, in primis il processo Ruby. Altresì è utile sottolineare che Berlusconi non ha costruito il suo potere sull’ essere amato e rispettato – quella è un’invenzione mediatica, ed è anche superfluo sottolinearlo -, bensì su una fitta trama di interessi trasversali, interessi di cui è il perno e dietro ai quali può tutelarsi; nel caso in cui fosse costretto a chiamarsi fuori si modificherebbero gli equilibri che  lo proteggono e verrebbe automaticamente lasciato a sé stesso. Tranne Bondi e Fede nessuno scenderebbe nell’ Ade con il grande capo ormai zavorra, anzi, si affretterebbero a sigillare tutte le possibili vie di uscita. E D’Alema è troppo furbo e reazionario per non saperlo, quindi con quella faceta dichiarazione ha giocato anche lui di sponda con i media. Da quando iniziò ad ospitare a cena nel feudo di Gallipoli Buttiglione Massimino capì come girava il mondo e finalmente riconobbe la sua intima – e per troppo tempo repressa - vocazione democristiana. L’illuminato sulla via di Gallipoli, dunque, mostra tutta la sua malizia e, perché no, anche la sua cattiveria nei confronti di un uomo che non vuole accettare la realtà, cosa comprensibile… Berlusconi non ha mai voluto accettare ciò che non gli conviene. Intanto però tutti cercano di tenerlo buono e per farlo hanno adottato il “metodo Letta”… temporeggiano. Sia la maggioranza che il Quirinale prendono tempo, forse aspettano che i farmaci facciano effetto, ma nessuno prende il toro per le corna e dice le cose come stanno, nessuno ne ha il coraggio; è come se non volessero inquietarlo e lo riempiono di “vedremo”, “vedrai piano, piano le cose si risolvono”, aspetta che le acque si calmino e ti cambiamo nome”, “ci sono cose peggiori” e… “solo alla morte non c’è rimedio”.
Ma guardiamo le cose prendendone una “ sana distanza”. Come ricorda Rodotà per ottenere la grazia è necessaria una motivazione etica, un riconoscimento che è difficile attribuire ad un frodatore incallito, processato anche per sfruttamento della prostituzione minorile. Il costituzionalista ci ricorda anche che la frase “ agibilità politica” è una pura e “cacofonica” – aggiungo io – invenzione senza fondamento. Quindi è da escludere che Berlusconi possegga i requisiti per esser graziato. Ma andiamo oltre, ammettiamo per assurdo che il Bel Paese diventi il “Mal Paese” – ed è già sulla strada – e venga concessa la grazia a Berlusconi: l’evento annullerebbe la pena non il reato, cioè dal punto di vista penale Berlusconi sarebbe “pulito”, ma dal punto di vista storico e sociale resterebbe un frodatore, un pessimo politico che ha costruito la sua fortuna frodando, pagando, intrallazzando e… nei quarti d’ora liberi andando a mignotte perlopiù minorenni. Con la grazia non verrebbero cancellate le gesta di Berlusconi, anzi… si otterrebbe l’effetto opposto: salverebbero inspiegabilmente un pregiudicato che ha compromesso a tal punto la vita politica e democratica di un Paese da riuscire a ricattarlo fino alla fine. Non sarebbe una bella pagina di storia da far leggere ai posteri.
Consideriamo un altro punto poco evidenziato: spesso sentiamo parlare di attacco del potere della magistratura nei confronti di quello politico. E se guardassimo la cosa da un'altra angolazione? In Italia per vent’anni un solo uomo è riuscito a detenere tutti i poteri: economico, politico e mediatico, ha fatto il bello e il cattivo tempo bypassando oltretutto una legge elettorale degli anni 50’ – scoperta “puta caso” solo recentemente - che lo avrebbe reso ineleggibile perché in evidente conflitto di interessi. Ebbene, nonostante questo “strapotere”, nonostante avesse l’appoggio diretto dei suoi e quello surrettizio degli avversari, questo personaggio “antidemocratico geneticamente"  è stato fermato, e non illegalmente, o con un atto di forza, bensì perché gli sono stati riconosciuti in sede giudiziaria dei reati, perché non ha rispettato le leggi di questo Paese contravvenendole. Se le cose le guardassimo così sembra che la divisione dei poteri – nonostante tutto - non funzioni poi tanto male. Non si può certo dire che sia tutto perfetto o che la magistratura sia composta da un empireo di beati,  ma neanche possiamo dire che è stato condannato un innocente, né possiamo dichiarare che si tratti di una persecuzione; se Berlusconi fosse stato realmente oggetto di persecuzione come avrebbe potuto comandare in Italia per vent’anni? Come avrebbe potuto fare quello che ha fatto? Come sarebbe potuto diventare per quattro volte presidente del consiglio, possedere l’unica azienda che cresceva in profitti persino durante la crisi, gestire i mezzi di comunicazione e dettare legge anche dopo una condanna definitiva?