In Verità

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martedì 29 ottobre 2013

IL “DECADIBILE” E LA GIGLIOTTINA DI OCKHAM!



Immagino un dotto quanto improbabile quesito posto a Berlusconi: “Cavaliere, conosce la Novacula Occami?” Io sono sicuro che il nostro eroe risponderebbe in questo modo: "Cribbio questa Novacula mi manca! Dal nome sarà una dell’est, me la mandi sabato in villa e se è brava le faccio fare la velina!”
Tradotto in talleri il “rasoio Ockham ” lo si può sintetizzare in questo modo: “ a parità di fattori tra le varie soluzioni possibili è da preferire quella più semplice.” A Cavallo tra il XIII e XIV secolo il mondo non era così semplice, spopolava la reinassance aristotelica attraverso il tomismo e i mondi spuntavano come funghi; per non parlare del   “terzo uomo”, refuso non ben inquadrato del Parmenide di Platone, che a furia di ri-prodursi aveva occupato come un’ infinita falange teorica tutti i cieli. Urgeva un taglio, una semplificazione, altrimenti neanche l’universo sarebbe bastato, e il francescano non se lo fece ripetere due volte: “Signori, è inutile teorizzare ente su ente, mondo che produce mondo, non moltiplichiamo i problemi se non è necessario, altrimenti qui non ne usciamo più! Quindi atteniamoci ai fatti, a quello che possiamo esperire e oggettivamente valutare. Da buon inglese, il pratico Ockham spiana la strada a Bacone e a Galileo per il metodo scientifico.
Nelle nostre istituzioni però questo non accade! Noi abbiamo dei teorici puri: Nitto Palma, Quagliariello, Brunetta, Alfano, tutti pensatori di “acclarata e autorevole” estrazione metafisica, intellettuali veri che non si stancano di aggrapparsi con le unghie e con i denti a qualsiasi sottigliezza per salvare il loro “primo motore a tre pistoni immobile”, la causa “decadente” prima e sola del loro essere, Silvio Berlusconi! Proprio oggi la corte d’appello di Milano rende nota la sentenza per il ricalcolo della pena accessoria a due anni di interdizione per il cavaliere. Detto in talleri: Vista la sentenza in Cassazione, è assodato che negli anni 80’ Berlusconi era al vertice di un sistema di società satellite che frodavano il fisco, non solo ne godeva ma ne era l’ideatore e il primo gaudente beneficiario. E come se non bastasse la corte suprema ha sottolineato che il “condannato in Cassazione” ha approfittato delle sue cariche istituzionali per radicare e amplificare questo sistema criminoso, in parte condonato ma non del tutto – anzi Berlusconi non ha ancora  reso ufficialmente noto alle autorità come e quando “risarcire il fisco”, quindi si sbrigasse. Alla luce di tutto questo – sottolinea la Corte di Appello di Milano – la pena accessoria si rende necessaria e l’interdizione dai pubblici uffici a due anni è commisurata al reato accertato, e per questo rappresenta già una inevitabile “decadenza” di Berlusconi dalla carica di Senatore, a prescindere dal fatto che la legge Severino sia retroattiva o meno. Insomma, i metafisici devono farsene una ragione, Berlusconi è colpevole e per due anni deve stare lontano dai pubblici uffici, quindi cavillare sulla legittimità della Severino è una fatica inutile e poco c’entra con l’inflizione della pena per il caso Mediaset.  Nitto Palma – ex magistrato – interpreta la pubblicazione della sentenza di appello a modo suo ed esclama: “Il Tribunale di Milano ci da ragione, la  Severino sul caso non è applicabile, chiudiamo la baracca per decidere la decadenza e Moito e Vodkatini per tutti”! Consiglierei all’ex giudice di leggere bene quelle dieci pagine prima di esporre la sua personalissima “esegesi” sulla Gazzetta Ufficiale, “così… giusto per ricordarlo”. 
Ma i nostri empirei non si arrendono, hanno lana caprina a tonnellate da setacciare e si accapigliano come comari per il voto palese/segreto nel decidere la decadenza del condannato. Grillo – tra un’invocazione all’impeachment per Napolitano e uno smadonammento - grida allo scandalo nel caso in cui si dovesse andare al voto segreto come è previsto dal regolamento, Schifani, au contraire, si attacca come una cozza alla tradizione per scoraggiare inutili “modernizzazioni compromettenti”. E’ facile intuire che il voto sarà segreto col timore che alla conta potremo aspettarci di tutto, casomai un Silvio ancora in carica e risarcito con una meritatissima vicepresidenza onoraria al Senato.
A pensarci bene appellarsi al rasoio di Ockham è un tantinello esagerato, non gettiamo le perle ai porci! Se nel nostro parlamento ci fossero state tutte persone coerenti e per bene avrebbero potuto votare in qualsiasi modo, anche nel segreto dei wc del Senato indicando la loro preferenza sulla carta igienica, ma purtroppo non è così; ahinoi ci troviamo davanti al bizantinismo più bieco, ai voltagabbana più accaniti, all’acme dello “scilipotismo” selvaggio e cronico, e non sappiamo cosa aspettarci dai giochi di palazzo dettati dal mefitico morbo del compromesso che aleggia da tempo immemore da quelle parti. Noi non abbiamo politici ma untori!


OBAMA CHIAMA ORSON, RISPONDI ORSON!


“Noi americani siamo messi male con Bush, ma voi italiani con Berlusconi.” Voglio ricordare così Lou Reed, con questa citazione presa da un’intervista del 2006 al Corriere della sera. Non è che Reed avesse rivelato molto, ma da buon newyorkese andava al sodo senza perder tempo; subito mise le cose in chiaro insomma: lui veniva da un paese enorme e potente ma governato da un incapace, e per questo estremamente pericoloso, e in quel momento parlava di un paese piccolo e asservito saccheggiato da un pagliaccio con velleità politiche da sodomita… e per questo estremamente ridicolo! 

La Nsa ci ha spiato, e forse ci spia ancora, e lo spionaggio tra “alleati” è un crimine: tutti i leader europei - quelli che contano davvero precisiamo - hanno espresso tutta la loro scandalizzata indignazione. La Merkel, personalmente coinvolta, si sente violata nell’intimo – dopo innumerevoli lustri - ed infuriata chiede chiarimenti e spiegazioni. E Letta? Il nostro presidente del consiglio si accoda “timidamente” all’isterismo scandalizzato della teutonica: “non sono accettabili zone d’ombra” – dichiara barcamenante il colono indeciso, dando una martellata al cerchio e una alla botte. Il nostro Don Abbondio emaciato è in un angolino, nascosto tra la tenda di velluto e la bandiera dell’unione, ma si asciuga ansiosamente il sudore alle mani con un fazzoletto a stelle e strisce.

Anche l’Italia non è stata risparmiata dal grande "orecchio" della Nsa: in un mese sono state intercettate 46 milioni di telefonate - in pratica le chiamate che Silvio fa e riceve per organizzare le seratine a gnocche e cotillon con pochi intimi e un palo da lap dance-, ma i nostri servizi segreti dichiarano la fonte inaffidabile ed escludono operazioni di spionaggio sulle nostre linee telefoniche; anche se è tradizionalmente noto che da “tempo immemore” i nostri 007 funzionano solo se deviati o, in base alle esigenze dei committenti, “non funzionano” solo se deviati.

In fondo non credo che gli indefessi operatori dell’enorme e attrezzatissimo call center della Nsa spiassero davvero gli italiani! Secondo me le nostre telefonate erano per loro una sorta di ricreazione. Mettiamoci nei loro panni: dopo una giornata di lavoro incatramati alle sedie questi poveracci avevano tutto il diritto di divertirsi un po’, allora per farsi quattro risate iniziavano ad ascoltare le telefonate in esperanto stretto tra Berlusconi, Razzi e Scilipoti in videoconferenza, quelle dove un  lussurioso Letta chiede ad Alfano “dai Angie…  fammi la colomba, fammi la colomba!”, quelle in cui Brunetta cerca i 730 di Michele Santoro e Vauro, i 101 messaggini al giorno di D’Alema, ed infine le telefonate dove Grillo  manda a fanculo anche la voce automatica che gli dice che Orellana “non è al momento raggiungibile”. Senza dimenticare le frequenti conversazioni tra Renzi e i suoi consiglieri comunali, nelle quali entusiasta dichiara: “è bellissimo fare il sindaco di Firenze… da Shangai! Tranquilli bischeri, torno per la Leopolda 2014.”
Onestamente se io fossi una spia americana queste occasioni non me le lascerei scappare, perché nella vita non esiste solo il lavoro!

Obama dall’altro lato dell’atlantico si dichiara basito ed esterrefatto! Ammette di essere a conoscenza delle operazioni di spionaggio solo dal 2010, ma tiene a precisare che non ha mai saputo che la Merkel o altri premier del vecchio continente erano intercettati. 
Barack in questo caso usa il metodo Angelino! Il presidente fa lo gnorri sulle intercettazioni come “illo tempore” fece il nostro “affidabilissimo” ministro degli interni sul caso Shalabayeva; è di moda insomma cadere dal pero, dichiarare di essere inadeguati ed impreparati. Secondo questo infallibile metodo è meglio dichiarare che esistono “strutture e forze” fuori controllo, imprevedibili e pericolose, anziché ammettere dirette responsabilità; in pratica meglio passare per incapaci al potere piuttosto che collusi! Beh, come strategia non è proprio rassicurante per noi “comuni mortali”, perché due sono le possibili alternative: o abbiamo governanti inetti e succubi di organismi impazziti o nascondono le loro responsabilità dichiarando il falso. Io opterei per la seconda ma… non ho le prove!  


lunedì 28 ottobre 2013

RENZI, IL GANZO DA MICROFONO D'ORO!


La Leopolda era strapiena, il dibattito non proprio accesissimo perché tutto era incentrato su Renzi, guai alle ad idee foriere e fuori contesto: la Leopolda è di Renzi e serve a Renzi, e in fondo la cosa è più che legittima, il Sindaco di Firenze giocava in casa. Giorni di confronti e approfondimenti ed infine si è giunti “faticosamente” ai punti fondamentali, alle linee guida del nuovo che si impone: una nuova legge elettorale, il bicameralismo, la riforma della giustizia e l’immancabile modifica del titolo quinto della Costituzione. Sì, siamo ad una svolta! Il nuovo si sente proprio a pelle, percepiamo un vitale e attivo prurito alle mani che ci fa venire “voglia di fare” e le nostre menti si sono aperte a nuovi orizzonti. Renzi ci ha aperto gli occhi, ci ha fatto guardare il sistema da un altro punto di vista… quello della defibrillazione disperata al grido “ Libera!, lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo”!
Giorni di conferenze, soldi buttati, gente chiamata a discutere per infine “copiare letteralmente i programmi elettorali e i progetti “vergognosamente ciclostilati” del Pdl e del Pd da almeno dieci anni? Speziati qua e là dai “soliloquia” inutili del padrone di casa vestito perennemente come un agente dell’Fbi del 1954? Tutto questo  sarebbe piaciuto da morire ad Edgar Hoover ed è tutto dire!  Nessuna pietà per l’originalità, spietati contro i progetti e il senso critico, ma ammiccanti e servili nei confronti dei luoghi comuni che congelano lo “status quo” fingendo di attaccarlo. Tutto imbastito per la continua ricerca dell’applauso in un contesto che sta nel giusto mezzo tra un incontro di Comunione e Liberazione e un convegno farmaceutico. Dal berlusconismo al tramonto a “gattamortismo” dell’ovvio. Non c’è stata una sola parola di Renzi o degli intervenuti che non sia stata detta per gli astanti, che non sia stata tristemente mutuata dalle convention provinciali dei democrat americani – il preoccupato timore che d’improvviso venissero liberati in sala palloncini e striscioline colorate mi terrorizzava, generando un continuo e sottile stato d’ansia che “ancor non m’abbandona”!
Matteo Renzi non ha detto nulla di nuovo! Niente di originale, ma la novità consiste nel fatto che ha incentrato tutte le ovvietà sulla sua immagine, cosa che nel Pd nessuno ha mai fatto. Fortunatamente In questi vent’anni il personalismo politico è stato, nel contempo, il grande assente e la ragione unica delle sconfitte del riformismo in questo paese: nessuna personalità è stata in grado - vuoi per formazione, vuoi per poco carisma – di imporsi sulla scena ridicola della pantomima italiana; solo Berlusconi è stata l’incontrastata “primadonna” del circo costringendo tutti gli altri ad inseguirla sacrificando, lentamente e inesorabilmente, quelle misere briciole di dignità e serietà che ancora li rendeva presentabili. Uno dei grandi danni storici del berlusconismo consiste proprio in questo, nell’assoluto e arreso conformarsi al dettame e alle modalità del peggiore di tutti, perché – visti i risultati ottenuti dalla decaduta diva – rappresentano non solo la via migliore ma anche la più facile: non conta ciò che si dice, la sostanza è secondaria e accessoria, ma essenziale è produrre effetti e consensi per ottenere numeri. La Leopolda questo ha rappresentato: la vecchia prima donna non ce la fa più ad ammaliare, non scende più la lunga scalinata come una dea e lascia spazio ad una più giovane e meno sbilenca, una che fa esattamente le stesse cose, solo che le fa al “passo coi tempi”, in modo più ammiccante ed efficace. Ad esser nuova è nuova, Renzi è indubbiamente la nuova Showgirl… solo che fa le stesse identiche cose.
La politica si è impossessata delle stesse categorie della moda (altro regalo del berlusconismo), l’effimero per imporsi e consolidarsi si vede costretto a celare la sua natura dichiarando di agire in nome della novità, ma la sua futile quanto imperitura sostanza non muta. La novità non è il “nuovo”, il nuovo è radicale la novità è la semplice ed inevitabile esigenza dell’avvicendamento.
A volerla fare facile (in modo tale da permettere anche allo stesso Renzi di capire), il sindaco di Firenze è indubbiamente una novità, ma non è assolutamente nuovo! E’ qualcosa di temporaneo e stagionale, un’etichetta nuova su un vecchio prodotto, un maquillage necessario per esigenze di mercato, ma niente di più. Bisogna anche aggiungere che Renzi si presta anche al consumo facile: figlio dei suoi tempi, come tanti di noi, ha il grande difetto di puntare tutto sul consumo “a breve” della sua immagine e – benché sappia di stantio già dalla culla – batte ossessivamente il ferro finché è caldo per non perder tempo, intervenendo e sentenziando senza controllo su ogni cosa e in modo spesso contraddittorio. Il Renzi della Leopolda condanna le larghe intese, quello di aprile accusava apertamente Bersani perché non aveva alcuna intenzione di stringer patti con il pdl di Berlusconi per un governo emergenza (se solo ci fosse riuscito). Il Renzi rottamatore per due mesi smontò “pezzo pezzo” il “lego” D’Alema per poi rimontarselo con comodo e allegramente nel soggiorno di casa.  Il Renzi della Lepolda dichiara di voler demolire tutte le correnti a cominciare dalla sua, ma il Renzi di un mese fa negava che vi fosse una “corrente a suo nome”. Il Renzi della Leopolda si candida ufficialmente alla segreteria del Pd, ma il Renzi intervistato da Fazio in aprile dichiarò di non avere alcuna intenzione di fare il segretario di partito.

A questo punto l’operazione di “Maquillage” è evidente, il metodo adottato dal “ragazzo dal microfono d’oro” è lo stesso della “leggendaria Osiris” che lo ha preceduto: valuta gli animi, fa una media delle lamentele e dei disagi più diffusi e dice quello che la gente si vuol sentir dire evocando il futuro dei figli, la giustizia sociale, le panchine lunghe, gli autogol e i “fuori gioco” evidenti non visti dall’arbitro!   

venerdì 25 ottobre 2013

SILVIO L'ALLEGRO "RESTAURATORE"


Voglio installare l’antivirus Berlusconi sul mio pc! Appena si è visto in minoranza nel suo partito Silvio ha accelerato i tempi per la “rifondazione” di Forza Italia, ha salvato i “dati” utili cancellando tutto il resto, e adesso sta facendo  un bel  backup! Berlusconi vuole tornare all’ultima versione del sistema “sicuramente funzionante”!
Tutto daccapo dunque; dopo aver azzerato la segreteria del partito e l’ufficio di presidenza tutto torna insindacabilmente nelle mani del fondatore per riassegnare i ruoli! Il Silviocentrismo è duro a morire e nonostante tutte le rassicurazioni fatte al segretario Alfano in merito si può star certi che il “delfino” è destinato a fare la fine del “tonno”! Ma Angelino - nonostante le apparenze - non è stupido, ha capito che non verrà mai affrancato come liberto, neanche tra cent’anni per manumissio testamento, e diserta, in formazione con altre colombe, il summit di Palazzo Grazioli. Ma i lealisti nella dirigenza sono in maggioranza -19 su 24 – e non hanno alcuna intenzione di lasciar spazi ai “filogovernativi”, e spingono il “capoccia” ad andar dritto a testa bassa.
Berlusconi a sua volta rassicura tutti: Alfano resterà sempre al suo posto – precisa - e “per adesso” non ha alcuna intenzione di staccare la spina al governo. Ora bisogna solo capire cosa intende il pregiudicato con “per adesso”; se dovessimo rifarci al passato (recente e non) Silvio nella sua magnanimità potrebbe anche semplicemente “concedere” una notte tranquilla a Letta&Co. per poi scatenare l’inferno all’alba, ma una cosa è certa…  si sta armando per l’imminente ed inesorabile decadenza e fin quando avrà una carta da giocare per salvarsi non lascerà mai il tavolo!
Non è cambiato niente! Le “lotte intestinali” - più che intestine - dell’oramai ex Pdl continuano a tenere “allegramente” in ostaggio tutto il Paese. Il borioso Letta ha cantato vittoria troppo presto, e - peccando di presunzione - troppo presto ha gridato ai quattro venti d’aver chiuso l’era Berlusconi. Enrico più di altri doveva sapere con chi aveva a che fare, Silvio è sempre stato di casa per i Letta’s, e proprio lui ha permesso – con la genialata delle Larghe Intese –  all’amico dello zio di continuare a fare il bello e cattivo tempo nelle istituzioni. Contrariamente a quanto millanta, Letta ha prolungato e amplificato l’agonia rabbiosa del “decadente” permettendogli così colpi di coda tanto poderosi quanto disperati e vergognosi.
E Alfano? Il poverino finalmente poteva affrancarsi dalle catene ricevendo in eredità non solo un partito ma anche prestigiose cariche istituzionali, e invece è stato messo in un angolo da una mossa a sorpresa. Ma anche lui doveva essere a conoscenza del fatto che Silvio non risparmia nessuno, che è patologicamente anaffettivo e ossessivamente autoreferenziale, tratti tipici della megalomania in fondo. Ma in fin dei conti la rottura non conviene al “delfino”! Lui non ha le doti del padrone, doti riccamente foraggiate da risorse e possibilità pressoché inesauribili: se Angelino dovesse rompere con Berlusconi al massimo darebbe vita a una compagine povera e striminzita destinata a frantumarsi in mille pezzi non appena si esaurirà la “scappatella” con Letta. Mica vuole fare la fine di Monti? Lui è giovane, ha tutta la vita davanti, deve pensare al futuro! E “di questi tempi” è un azzardo mettersi in proprio.

Berlusconi tira i guinzagli che si sono allungati troppo con una bella operazione di “restaurazione”, altro costume tipico della nostra storia: troppa libertà non fa bene e genera conseguenze che “sottovalutate” diventano incontrabili: autonomia di pensiero – fenomeno che nel caso di Alfano ha del miracoloso -, libero arbitrio, produzione di  idee nuove e possibilità di rinnovamento. No! Queste cose fanno male, sono controproducenti, eretiche e dannose. Fa bene Silvio a porre un argine! Conformarsi fa bene, è salutare, ci risparmia di pensare perché c’è chi lo fa per noi, e poi non ci siamo più abituati: sappiamo lamentarci, essere indignati, abbracciare questo o quel politicante improvvisato che in nome del rinnovamento dichiara anch'egli a sua volta di impegnarsi ad agire per noi – in fondo così Berlusconi è nato -, ma pensare con la nostra testa è troppo faticoso. Angelino fai bene a tornare con il laccio tra i denti, ti conviene!  

mercoledì 23 ottobre 2013

I TRE SINDACALISTI DELL'APOCALISSE!



Ma quanto sono comode le poltrone delle Isituzioni?  Hanno un potere narcolettico stupefacente e creano dipendenza più del Demerol! Letta è tirato da tutte le parti e sembra non avere più alcun controllo sulla creatura “Larghe Intese”: il Pdl gli fa da “sentinella sulle tasse” e gli impone l’agenda, Squinzi, entità non ben definita in costante coma vigile che favella e si muove solo grazie ad elettrodi piantati a ridosso del cranio - uno così non può esser totalmente vivo -, a sua volta si “attiva” solo per far richieste al Governo; giusto per confermare la triste tradizione che “dalle nostre parti” non si sa fare impresa se non elemosinando dallo stato.  Gli unici che sembrano non voler creare problemi il premier sono i “Sindacati”! Anche questa volta gli indefessi difensori dei lavoratori hanno abbandonato la loro vocazione storica per prendere a cuore le sorti delle istituzioni, in special modo il rimbambimento di Letta – il quale assume sempre più le fattezze del famoso Koala che ripreso sul punto di abbioccarsi molla “al rallenty” la presa del tronco di eucalipto e di botto precipita stupito nel vuoto! 
Dopo questa inutile Legge di Stabilità la Camusso, Bonanni e Angeletti si sono riuniti e hanno deciso di non infierire troppo annunciando uno sciopero Generale di quattro ore entro metà novembre. Alla notizia Letta e Fassina, solo per esigenze di copione intendiamoci, hanno storto un po’ il naso e Squinzi – opportunamente defibrillato per l’occasione – ha dichiarato che è in fondo quattro ore di sciopero sono ragionevoli: non intaccano né mettono in crisi le floride, solide e attive industrie della nazione. Bene! Tutti contenti: i sindacati hanno ottenuto il loro vano spettacolino propagandistico , la politica finge stupore e imbarazzo a mo d’educanda sprovveduta, ma che “sotto sotto” la sa lunga, e Confindustria benedice dall’alto della sua “influente inettitudine” l’ennesima “ammucchiata” di interessi a spese della gente!
Visto che non si vuol dare fastidio a nessuno – e il sabato è spesso lavorativo -, perché non organizzare lo sciopero di domenica? A quel punto sì che i sindacati possono riempire un’intera giornata e farsi sentire come “Dio comanda”! Tanti pullman da tutto lo stivale… e su ognuno di loro altrettanti Mastrota (rigorosamente tesserati) alacremente impegnati a sbolognare, al modico e popolare prezzo di 29,99 euro, batterie di pentole ultraresistenti; e in omaggio la simpatica spilletta del sindacato!  
Mi ha stupito soprattutto la Camusso, da lei non me lo sarei mai aspettato! Bonanni è da sempre la controfigura al Valium di Peppone e il povero Angeletti ha dovuto ripiegare da quando non producono più i film di Alvaro Vitali. E’ dura la vita delle comparse! ma alla Camusso cosa è successo? Perché questa trasformazione? Qualcuno le ha promesso che sostituirà Mara Maionchi alla prossima edizione di Xfactor? La Bignardi ha minacciato di metterle un rottweiler idrofobo di 60 chili tra le braccia in trasmissione se torna a fare la vera sindacalista? Vespa vuole scrivere la sua biografia? Quale terrificante minaccia ha paralizzato la Camusso?

Dobbiamo rassegnarci, oramai siamo nell’era del tempo reale e del politicamente corretto, e quattro ore senza neanche una pausa pubblicitaria sono fin troppe: secondo le nuove statistiche dei sindacati il manifestante dopo un po’ perde concentrazione e diventa insofferente: inizia a camminare in modo annoiato, tiene il tempo dei tamburi male, si scioglie il cerone colorato in faccia e il “Che” sulla maglietta inizia a somigliare pericolosamente alla foto di Razzi in Corea!    

martedì 22 ottobre 2013

PIERGIORGIO ODIFREDDI IL VULCANIANO!


Dopo le “controverse dichiarazioni” sul suo blog Odifreddi viene attaccato da tutte le parti! Calabresi gli risponde da un editoriale, Grasso in una lettera al Corriere della Sera, oramai per la rete è un negazionista e c’è chi vuole dar fuoco ai suoi libri. Il matematico contrattacca e peggiora inevitabilmente le cose: “sono state estrapolate frasi “ad hoc” dai suoi commenti e si è costruita una tesi assurda. Grasso in special modo ha approfittato della bagarre per attaccarlo: la verità è che Grasso non lo ha mai sopportato perché il suo ateismo – per Odifreddi sinonimo di assoluta libertà intellettuale - disturba e contraddice le posizioni filo-papali e “tra virgolette” “filo-ebraiche” del critico radio/televisivo, giornalista etc. etc. e chi più ne ha più ne metta.
Odifreddi non è un campione di simpatia!, ma neanche Grasso scherza se proprio vogliamo dirla tutta… e tra i due sceglier non saprei! Ma oramai la diatriba è degenerata perdendo ogni contatto con la realtà, ed è praticamente inutile stabilire a questo punto chi la spara più grossa.
Non è propriamente corretto definire Odifreddi un negazionista, direi piuttosto che il matematico è affetto da Cartesianesimo estremizzato: per eccessiva autoreferenzialità è passato dal “penso dunque sono” al “sono dunque penso”. Egli ritiene che le sue congetture e le sue ipotesi in quanto radicate nel rigido e infallibile presupposto della logica posseggano una marcia in più, siano di una spanna più veritiere anche se esprimono il dubbio e la “possibilità”. Il metodo adottato non permette ad Odifreddi di affermare con assoluta certezza ciò che non ha personalmente sperimentato: lui è il centro della sua sperimentazione, sue e vere sono solo le conclusioni che può personalmente accertare e valutare, tutto il resto cade fuori, nel miasma indistinto del possibile, a meno che non sia universalmente ratificato da una legge fisica o da un teorema matematico! Per questi motivi Odifreddi non dice né si e né no rispetto a tutto ciò che è arbitrario e casuale, storico o accidentale! E qui nasce l’inghippo! 
Poniamo per assurdo che Odifreddi abbia assistito alla tragedia in un determinato lager in un determinato momento del secondo conflitto mondiale: vede ciò che sta accadendo, lo valuta come vero, ma il suo “sono dunque penso” lo spingerà a chiedersi: quello che ho visto qui accade anche altrove? Tutto quel che vedo è vero solo qui e in questo momento, o è vero ovunque e contemporaneamente? Non ne sono sicuro!, quindi questa può essere un’eccezione e in altri campi può anche non verificarsi, la follia può consumarsi solo qui!” Il dubbio rimane! Il metodo di Odifreddi è salvo. Il matematico Odifreddi per potersi dire totalmente certo sarebbe dovuto essere “contemporaneamente in tutti i campi di concentramento” in quel determinato momento, ma anche in questo fantascientifico e “ubiquo” caso potrebbe sorgere un dubbio: “ciò che sta accadendo e osservo in questo momento in tutti i lager accade ogni giorno e in ogni istante?” Superpiergiorgio a questo punto  dovrebbe fare un passo oltre: essere contemporaneamente in tutti i luoghi di sterminio e vivere in ogni singolo momento del loro terrificante realizzarsi, solo a quel punto il “Sono dunque Penso” potrebbe provare l’esistenza della Shoah! Odifreddi quindi per affermare con certezza qualcosa di arbitrario e meramente storico dovrebbe semplicemente “essere Dio”! Ma Dio non esiste per il Matematico e quindi tutto resta nello sgabuzzino disordinato e caotico del possibile, al massimo riposto nel cassetto delle opinioni  come “altamente probabile”; e dunque, in mancanza di onniscienza e onnipresenza per lavori in corso nell’ego di Odifredddi, meglio conformarsi alle “opinioni” della maggioranza in proposito.
Odifreddi non è un negazionista, al massimo é un Signor Spock a tarallucci e vino. Questo è il suo personaggio! Ama presentarsi da Vespa, o da qualsiasi altra parte, come impassibile e rigorosamente logico – un vero e proprio vulcaniano insomma, è già tanto che eviti “ai più” le orecchie a punta e il Tricorder! Il matematico ha avuto solo “l’illuminante sfortuna” di applicare questo “tracotante e personalissimo” metodo sull’argomento olocausto, ma possiamo star certi che lo avrebbe utilizzato per qualsiasi altro accadimento storico: dalle Idi di Marzo alla deposizione di Romolo Augustolo, dalla guerra delle Due Rose a Waterloo passando per la Rivoluzione Francese. Cosa sappiamo veramente di Luigi XVI, di Maria Antonietta e della nobiltà francese? Erano davvero così o quello che sappiamo è frutto esclusivo della propaganda  prima dei Cahiers de Doléances e poi dell’Assemblea Costituente? Ai posteri il compito di intorbidire ancor di più le acque!

Una cosa è certa, nonostante non sia per nulla convinto che Odifreddi sia un negazionista il suo non aver voluto prendere posizione per mancanza di prove “matematiche” e non storiche nei confronti dell’argomento Shoah, ha inevitabilmente “porto il destro”  a chi propaganda il negazionismo e il revisionismo. E questo è stato un errore; per il resto “LUNGA VITA E PROSPERITA’!” 

lunedì 21 ottobre 2013

RENZI VUOLE TUTTO IL CUCUZZARO!


Renzi sta pianificando nei minimi dettagli il suo futuro: “all’Immacolata il Pd, a Natale l’Italia, a San Silvestro il Mondo… e alla Befana? Inizio a smontare il Presepe!” Dopo la vittoria della Fiorentina di ieri è gasato al massimo e niente lo può fermare, tranne un’infiammazione alle corde vocali che non arriva mai! Matteo oggi ha confermato quello che dice da sempre: vuole i voti di tutti! Cercherà elettorato ovunque: tra gli astenuti, tra i pidiellini recalcitranti e i pentastellati delusi. Tutti devono avere il diritto di esprimersi, perché il partito deve dar voce a chiunque per raccogliere le speranze di tutti. “Non è uno scandalo è logica” – dichiara il sindaco di Firenze -, e per dimostrare tutta la sua buona volontà sarà lui stesso a portare le urne sigillate delle primarie in Lapponia da Babbo Natale per fare insieme lo spoglio delle schede-letterine!
Più che semplificare Renzi ama banalizzare la realtà dei fatti a suo vantaggio. Gioca furbescamente mettendo in evidenza la lunga serie di sconfitte elettorali del suo partito - la ventennale onta dell’ eterno secondo su due - per apparire agli occhi degli elettori come l’unico in grado di “invertire la tendenza”. Apre giustamente a tutti, siamo in democrazia… ci mancherebbe, ma il suo vero scopo è quello allargare il bacino di preferenze “foriere” in vista delle primarie per mettere in minoranza gli iscritti e la vecchia guardia. Operazione che credo andrà a buon fine, anche se potrebbe restar deluso dai risultati. Renzi ambisce al plebiscito e immagina che la sua retorica senza sostanza, unita al malcontento generale, siano sufficienti a convincere la maggioranza delle persone, ma sottovaluta il fatto che molti degli elettori del Pd sono “migrati” verso il movimento di Grillo proprio perché nel Pd c’era gente come Renzi, casomai meno logorroica ma comunque fatta della stessa pasta; finge altresì di ignorare che molti elettori di sinistra possano anche sopportarlo come segretario – hanno avuto la Bindi come presidente, oramai hanno vere e proprie pellicce sullo stomaco – ma non come candidato premier e per questo negargli il voto proprio in dirittura di arrivo. Matteo ha le porte spalancate per la segreteria ma la strada per Palazzo Chigi è tutta in salita, anche se nella sua stanzetta prova ossessivamente il campanellino per non far brutta figura durante il tanto agognato consiglio dei ministri.
Anche sul versante moderato le cose non sono così facili come il sindaco di Firenze immagina: non basta somigliare a Berlusconi per essere come Berlusconi – ringraziando Iddio di Silvio ce n’è uno solo!, persino se fosse da solo, chiuso in una stanza… in quella stanza ci sarebbe comunque un Berlusconi di troppo.
Innanzitutto l’elettorato di centrodestra è cresciuto per vent’anni con lo spauracchio del comunismo, e ancora oggi grida anacronisticamente al bolscevismo, poi c’è da considerare il fatto che Berlusconi è in grado di imbastire una campagna elettorale vincente anche fuori dai giochi, utilizzando a suo vantaggio proprio la carta della vittima. Mai sottovalutarlo, è un baro eccezionale! E’ capace di trasformare un due di picche in un asso sotto i nostri occhi e vincere la partita anche in videoconferenza dai servizi sociali. C’è da scommettere che a tempo debito si farà quadrato intorno alla vittima della libertà Silvio Berlusconi e assisteremo all’ennesimo e strabiliante gioco di prestigio, anche se ad uscire dal cilindro sarà il coniglio Alfano!     

Ma Renzi è un temerario, deve tentarle tutte e fa bene; c’è da chiedersi però se a Firenze lo rivoterebbero! E’ un dubbio legittimo, no? Chissà come mai nessuno glielo chiede o fa un sondaggio a riguardo. Beh perché no? I fiorentini forse sarebbero disposti anche a confermarlo… però prima dovrebbero ricordarsi che faccia ha!         

MONTI E L’INGINOCCHIATOIO DI LETTA!


Grazie a studi fatti sui resti di un ominide risalente a 1,8 milioni di anni fa si sta riscrivendo l’evoluzione dell’uomo: infatti sembrerebbe che l’Homo Abilis e l’Homo Erectus appartengano alla stessa specie e non a due specie diverse come sino ad ora si è sostenuto. Alla luce di questa notizia – che sembra apparentemente lontana dalla nostra vita politica – dobbiamo porci ineluttabilmente una domanda: visto che la linea diretta dell’evoluzione sembra essersi semplificata, dove collochiamo adesso il politico italiano? Questo anello mancante è la dimostrazione di una repentina e inesorabile involuzione – da Homo Sapiens Sapiens a Gibbone cinerino- o è proprio un ceppo genetico a parte? Casomai una genia di Homuncolus subdola e intrallazzante così ben mimetizzata nella società civile da prenderne addirittura le redini?  Che qualcosa “non sia mai quadrato” era lampante: non si possono ascoltare o – per i più temerari - osservare  Giovanardi, Brunetta, Razzi, Calderoli, Scilipoti e Gasparri senza esser rosi da un dubbio atavico; ma ultimamente i confini si stanno rendendo più evidenti: il discrimine tra “noi” e “loro” si palesa sempre più!, e sempre più questa agghiacciante fantasia appare - in tutta sua tragicomica evidenza – come una “possibilità tutt’altro che remota”.  
Un ulteriore tassello a riprova di questa teoria lo ha posto ieri l’ex premier e senatore a vita Mario Monti intervistato da Lucia Annunziata. Il colloquio tra i due era teso ma scorreva benino: non possiamo certo affermare che Monti fosse “sciolto” e “disinvolto” (quando mai lo è stato?) ma esponeva il suo punto di vista con cognizione di causa. “La politica in Italia non è seria” – dichiarava in buona sostanza il professore -, “bisogna sì mantenere le promesse fatte all’Europa per evitare la Troika ma la politica deve una “volta per tutte” rinunciare ai suoi dispendiosi privilegi e deve impegnarsi a rendere finalmente la vita difficile a ladri, evasori e corruttori per promuovere più equità sociale, e su questi versanti il governo non sta facendo nulla.  Letta a sua volta è paralizzato dall’alleanza col pdl, ne è succube  a tal punto che è arrivato “inginocchiarsi” ai suoi continui ricatti.”
Mezz’ora di trasmissione letteralmente buttata via! I nostri politici mostrano insofferenze e dissensi senza arrivare mai al nocciolo! Girano intorno alle cose, casomai sfruttano le loro proteste per fare un po’ di promozione e di propaganda ma non smettono mai di spalleggiarsi. L’unica incontestabile verità rivelata inutilmente da Monti è che “la politica non è seria”.

Il professore non ha ricordato gli errori del suo governo quando in nome dell’austerità incentrò la pressione fiscale unicamente sulle buste paga, sulla casa, sull’iva, sul lavoro e la previdenza sociale, errori peraltro ammessi in più occasioni; né ha ricordato che ci addolciva la pillola un quarto d’ora sì e uno no col mantra “della luce fuori dal tunnel” e solo dopo, in una dichiarazione del 14 settembre del 2012, seraficamente ammise che la sua azione di governo portò “consapevolmente” l’Italia in recessione, aggiungendo che questo “era necessario.”

Monti non ha ricordato all’Annunziata che egli stesso non fu in grado di metter mano a una vera “spending review” altrimenti le Camere sarebbero insorte all’unanimità facendo saltare tutto. Monti ha quindi omesso di sottolineare che fu lui il primo ad inchinarsi ai capricci della politica per restare al governo di un paese dissanguato dalla sua stessa classe dirigente e che Letta, in questo momento, non fa altro che rispettare la tradizione. Per quanto mi sforzi a voler comprendere l’affetto che lega Monti all’attuale Presidente del Consiglio – e i bigliettini d’amore che si sono scambiati sono lì a dimostrarlo-  è piuttosto fuori luogo far passare adesso il suo pupillo come la vittima sacrificale delle “Larghe Intese” quando ne è l’artefice indiscusso.  Dobbiamo inoltre ricordare altri “piccoli particolari” che accomunano Monti a Letta: prima di tutto nessuno li ha votati! In entrambi  i casi – anche se in circostanze diverse – né Monti e né Letta sono stati scelti dagli elettori per guidare un governo, in entrambi i casi sono stati chiamati “urgentemente” da Napolitano a “risollevare le sorti” della nazione, ed infine sia Monti che Letta hanno cercato e ottenuto il sostegno del partito di Berlusconi per avere i numeri per governare. Viste queste similitudini – tristi sottolineerei – come può ora il senatore a vita puntare il dito verso il governo Letta? Come può aver solo pensato che da un compromesso del genere sarebbe potuto nascere qualcosa di buono? Se il suo governo tecnico, fatto da ministri tecnici, ha portato l’Italia volutamente alla recessione, senza dar vita ad una sola vera riforma, come avrebbe potuto mai agire bene un governo politico composto dalle stesse identiche persone che non gli hanno permesso nulla se non di “rovinare” il Paese?   

Ma il fondo Monti lo ha toccato attaccando la Bignardi per il caso Empy! Dopo aver propinato in trasmissione una serie non ben precisata di ovvietà in perfetto english style, il senatore perde inaspettatamente la brocca nel ricordare l’intervista alle Invasioni Barbariche con un cucciolo in braccio. Lui ha tenuto a precisare che cagnolino non lo voleva, gliel'hanno appioppato "di botto" in un momento di distrazione. Il malcapitato non poteva sapere che il povero animale era cosparso di mastice e se l’è trovato incollato al doppio petto. La Bignardi è stata scorretta, quella sottospecie di giornalista gli ha rovinato l’immagine e adesso Gasparri lo prende in giro. Mario Monti resta indifferente e mantiene la sua proverbiale e algida freddezza se si parla del paese in rovina ma “scirocca” di brutto e se la prende con la Bignardi se Gasparri lo sfotte? Credo che il "bocconiano" non abbia ben chiaro il concetto di priorità.

“Caro Professor Monti, non è stata certo l’intervista dalla Bignardi a rovinarle l’immagine! Sono certo che se fosse stato un buon presidente avrebbe potuto tenere in braccio anche una bertuccia dalle chiappe glabre e non sarebbe successo nulla. Almeno nell’accarezzare Empy ha dimostrato di essere “umano”, fino a quel momento ero certo che fosse un “Terminator” ed iniziavo a preoccuparmi seriamente per Sarah Connor! E poi, in fondo, ha ben presente chi la prende in giro? E’ Maurizio Gasparri! Credo sappia benissimo da che razza pulpito le arriva la predica! Sempre meglio un Empy in braccio che un Gasparri alle spalle! Professore, un minimo di autoironia! E si incazzi per le cose serie… la sua immagine può solo guadagnarne!” 

sabato 19 ottobre 2013

DA GRANDE DOVEVO FARE L’AVVOCATO DI SILVIO!


“Da grande farò l’avvocato di Berlusconi!” Questa doveva essere  la mia risposta - se fossi stato un bambino furbo e lungimirante - quando puntualmente i “grandi” mi chiedevano cosa volevo fare della mia vita. E invece no! Da bambino “fesso” davo risposte ovvie: farò l’astronauta, il pompiere, o l’astronauta pompiere - perché un incendio sull’astronave può sempre scoppiare! Invidio Parmitano che “vede il mondo da un oblò”, perché , viste le condizioni del suo Paese, ha preferito emigrare!
La Corte d’Appello di Milano si è pronunciata sul ricalcolo della pena accessoria per Berlusconi nel processo Mediaset, accogliendo la richiesta dell’accusa: da cinque anni di interdizione dai pubblici uffici a due. Berlusconi non poteva aspettarsi un proscioglimento pieno, visto il risultato ottenuto in cassazione ad agosto, ma possiamo star certi che fingerà coi suoi legali di restare basito e scandalizzato dalla sentenza, giusto per restare nel personaggio della vittima sacrificale. Quindi dopo l’anno di reclusione – probabilmente commutato ai servizi sociali - dovrà restare almeno per un altro anno lontano dai pubblici uffici. E’ troppo! Per Berlusconi sarebbero troppi anche quindici giorni! Ha altre pendenze con la giustizia, alcune gravissime, e se non trova un modo per mantenere e garantirsi un minimo di immunità si vedrà costretto a raggiungere Parmitano sulla stazione spaziale; casomai infilato alla chetichella da Putin su un vettore russo che lancia nello spazio satelliti per Mediaset da Baikonur in Kazakistan, perché i veri amici si vedono nel momento del bisogno!
Ma io devo spezzare ancora una volta la fatidica lancia a favore degli avvocati di Silvio: uomini e donne che sin dai lontani anni 80 hanno speso tutte le loro energie  nel difenderlo sempre e in tutti i gradi di giudizio.  Queste persone col tempo hanno mostrato doti matematiche preziosissime nel calcolare e allungare la durata dei processi fino al loro completo annullamento per sopraggiunta prescrizione, nonché una raffinatissima immaginazione nell’inventare interpretazioni dei codici di diritto penale e di procedura penale degne dei più grandi esponenti dell’astrattismo. Già Ghedini sembra un Picasso e per questo ha sempre promesso bene ma una volta che questi principi del foro sono entrati in Parlamento hanno realizzato le loro opere migliori; solo per citarne alcune: il decreto Biondi e la Legge Tremonti del 94’, la legge contro le rogatorie internazionali del 2001, quella sul falso in bilancio del 2002,  il Lodo Alfano del 2008, il legittimo impedimento del 2010, la depenalizzazione dei reati fiscali…  ma il catalogo di questa “avanguardia dell’arte giuridica” è vastissimo e pieno di sorprese.  Loro sono stati gli eroici e temerari “Davide” che hanno preso fatalmente a fiondate quel Golia implacabile che prende il nome di Costituzione per vent’anni con il placet e il silenzio di tutti, nessuno escluso. Grazie alla loro inesauribile inventiva, il loro mecenate ha potuto legare le mani alle terribili toghe rosse, ma anche ai diritti sino a quel momento garantiti e acquisiti da quasi cinquant’anni! I veri artisti sono loro… soldi spesi bene da Silvio.
Ma a questo punto un interrogativo potrebbe attanagliare le menti più raffinate: chi ha davvero realizzato un abuso di potere? Chi, trafficando tra poteri dello stato, ha generato più ingerenze? Il potere esecutivo su quello giuridico o viceversa? Sono state davvero le toghe rosse a invadere il campo politico o  i surrealisti avvocati e i faccendieri “artisti” del mecenate lombardo (opportunamente istituzionalizzati) a piegare “fantasiosamente” l’ordinamento giuridico di questo paese?

venerdì 18 ottobre 2013

NAPOLITANO BENEDICE LA LEGGE DI STABILITA’


Mai visto due persone spalleggiarsi con tanta devozione come Letta e Napolitano. I padri del mostriciattolo delle “larghe intese” oggi hanno lavorato alacremente su due fronti per difendere l’ “inoperato attivo” dell’esecutivo. Letta, oramai convinto di aver fatto voltare pagina all’Italia mettendo all’angolo un ultrasettantenne già condannato in via definitiva (in realtà ha scoperchiato un vaso di Pandora terrificante visto che Berlusconi arretrando ha sciolto dalle catene “creature” del calibro di Giovanardi, Alfano, Formigoni, Brunetta e Cicchitto) crede di essere diventato Hanry Kissinger e, millantando falsa modestia, ha dichiarato prima che metterà d’accordo tutti gli scontenti, dalle dimissionario Monti al bipolare Fassina, perché è oramai avvezzo all’instabilità, e poi ha tenuto a precisare che solo il suo governo ha abbassato le tasse, affermazione che ricorda tantissimo quelle del caro amico dello zio! Bisognerebbe ricordare a Letta che alzare di un punto l’iva, aumentare le accise dei carburati, nonché modificare i nomi delle imposte per poi spalmarle e confonderle in altre voci già esistenti non può “esattamente” definirsi un abbassamento delle tasse.  Potremmo usare tantissime definizioni per le politiche fiscali – alcune tanto fantasiose quanto estremamente volgari – ma “riduzione della pressione fiscale” non è contemplata tra queste.
Napolitano, a sua volta, con un comunicato stampa esprime soddisfazione sulla legge  di stabilità, anche se chiede al governo di utilizzare con criterio le risorse garantite dalla Ue, soprattutto per il Mezzogiorno, perché  in passato ci sono stati troppi sprechi – molti dei quali dissolti non troppo “misteriosamente” nel nulla. Inoltre esorta l’esecutivo ad esser sì coraggioso ma con saggezza; perché il coraggio senza saggezza è solo incoscienza, e in un momento così difficile il paese non può permettersi gesti avventati: “Il coraggio facile è quello del dire “bisogna fare di più, non bisogna temere di fare di più”. Tutto questo però è molto retorico e bisogna stare attenti a evitare che il coraggio troppo facile non significhi poi coraggio poco responsabile”.
Napolitano chiede dunque a tutti di stare coi piedi per terra, recita insomma la parte del “Buon padre di famiglia”, peccato però che ultimamente riconosce la paternità solo di Enrico Letta, ignorando – ma solo per distrazione ci mancherebbe – il resto del Paese.

Ma ha ragione il “Nostro” Presidente… tutti sono bravi a parole, quelli che contano sono i fatti. E lo stato sta agendo! Perché proprio oggi il governo del “Fare” ha deciso di investire 80 milioni di euro all’anno per dieci anni per rinnovare la flotta della Marina Militare, soldi che vanno ad aggiungersi ai 2,18 miliardi di euro già “regalati” al Ministero della Difesa dopo averli dirottati da quello dello “Sviluppo Economico.” Non so a chi dobbiamo dichiarar guerra, ma non ci troveranno di certo impreparati!    

MICHELE SANTORO... VIVIFICATORE DI PELLICCE DI GIAGUARO!


Ieri le “importanti” rivelazioni di Michelle Bonev a “Servizio Pubblico” hanno offerto un contributo fondamentale nel risolvere tutti i problemi del paese. Innanzitutto ora sappiamo che questa emerita sconosciuta è un’attrice, mica bruscolini? E che questa attrice, dopo tormenti e riflessioni indicibili, ha deciso di dire al mondo cosa ha patito. Il suo dramma inizia quando Berlusconi da semplice conoscente entra nella sua vita attraverso gli illuminanti e frequenti meeting notturni, nelle sedi di Arcore e Villa Grazioli, sulla tutela, la conservazione e la diffusione del pessimo gusto. La donna tiene a precisare che non decise di partecipare di “sua sponte” ma che “ce l’hanno mandata”! Si comincia sempre così: prima una sigaretta poi l’endemica e inguaribile assenza di talento, uno spinello chissà… ma un bel personale! Qualche comparsata illusoria di 90 secondi sullo sfondo di una fermata in una mediocre fiction scimmiottando una chiamata al cellulare.. e, ad un tratto, l’incontro che ti inizia alla perdizione! L’immancabile proposta indecente di una diabolica amica, a sua volta amica di un’amica dell’amica di Tarantini. E così, senza neanche accorgertene, scopri di aver toccato il fondo quando ti ritrovi “tuo malgrado” vestita da “Rossa dalla Toga Rossa” e ti attorcigli attorno a un palo come un boa galvanizzato al ritmo della chitarra di Apicella. Che vita grama! come non provare pena e affetto per questa disgraziata?  
Ma la malcapitata Bonev non si ferma qui! Con voce rotta ci rivela come dopo ogni “consesso” lei e le altre disgraziate si mettessero ordinatamente in fila per esprimere un desiderio all’ “onnimpotente”, desiderio che Berlusconi si sarebbe impegnato ad esaudire il prima possibile. A questo punto saranno tremati i polsi di tutti i telespettatori. Non deve esser stato facile scoprire - così  “a freddo” - che Silvio era “Papi Natale”, anche perché immaginare Fede vestito da elfo aiutante fa davvero impressione! L’attrice è in vena di rivelazioni scottanti e vitali, e come un fiume in piena non risparmia nessuno, neanche la Pascale, descritta dalla donna come un’arrivista senza scrupoli dai gusti sessuali dubbi. Francesca Pascale in realtà è omosessuale e sta con Berlusconi solo per interesse. Incredibile! Questo cambia tutto! Chi avrebbe mai solo immaginato che la procace “giovanotta” non fosse davvero innamorata dell’ultrasettantenne! Alla notizia - per lo shock - saranno esplose tutte le televisioni nelle case degli italiani. 
Santoro gongola e gode, crede di aver fatto informazione, di aver aperto gli occhi al mondo, di aver garantito un efficace quanto utile “SERVIZIO PUBBLICO”, e sulla scia del successo ottenuto ha mandato Ruotolo a trattare segretamente con Dudù per ottenere nuove e scottanti rivelazioni.    

Ma a Santoro non è bastato fare una pessima figura durante l’ultima ospitata di Berlusconi in trasmissione? Proprio non vuole imparare? Quella volta fece proprio un bel “Servizio”! Spalancò le porte del consenso elettorale ad un politico praticamente “finito”.  Ma non è che è “sotto sotto” Michele é l’amico del giaguaro? L’animale si stava smacchiando così bene da solo ma il presentatore prontamente gli ravvivò la pelliccia. Michele… ma da che parte stai? 

giovedì 17 ottobre 2013

PECCATO, PIERGIORGIO ODIFREDDI MI ERA SIMPATICO.


Visto che la “certezza matematica” non è semplicemente in un “modo di dire” mi vedo costretto a premettere che non posso di “certo” dimostrare che il Piergiorgio Odifreddi che sciorina opinioni sul web corrisponda esattamente al Piergiorgio Odifreddi intellettuale, né arbitrariamente stabilire – senza alcun dato oggettivo in mio possesso – che il post intitolato “Stabilire la verità storica per legge”  sia stato scritto da un fedelissimo del matematico sotto l’effetto di qualche potente fungo allucinogeno.

L’articolo parte bene, sin dal titolo, ma nel suo evolversi tende a tradire inaspettatamente – visto l’autorevolissimo retaggio dell’autore - un presupposto fondamentale della logica: il principio di non contraddizione. Odifreddi, a proposito del caso Priebke sostiene giustamente che è piuttosto paradossale notare come l’Italia abbia accettato pacificamente – si fa per dire – di ospitare per anni il longevo gerarca nazista quando era in vita, mentre adesso tutti si stracciano le vesti scandalizzati  per la sua sepoltura. In fondo il criminale nazista  - passato di certo a peggior vita – in questo momento è solo un mucchietto d’ossa inanimato destinato a decomporsi e a dissolversi. Anche se Odifreddi sa bene che in natura nulla si crea e nulla si distrugge, quindi un giorno esisteranno tracce non necessariamente organiche e “diversamente evolute” di Priebke -così come di Gandhi- in qualche punto imprecisato dell’universo, sia che egli venga sepolto nel giardino sotto casa o spedito nello spazio con un vecchio “V2 potenziato a dovere.” Insomma,  Odifreddi ci ricorda che ora Priebke è una “cosa”! Un insieme di organi, ossa e frattaglie varie non funzionanti e in dismissione e, peraltro, per nulla piacevoli alla vista;  ed è dunque inutile disquisire a questo punto su dove e come questa “cosa” verrà seppellita.  Si potrebbe obiettare sul fatto che mentre il vivente e “animato” Priebke - come tutti noi - era solo di passaggio – anche se ci ha messo un bel po’ a rompersi definitivamente, ma si sa che le “cose” tedesche sono affidabili e durature -, invece l’ “oggetto rotto” Priebke da tumulare, casomai con una bella lapide che ne ricordi le gesta  nonché lo smisurato affetto dei suoi cari e di qualche manipolo di esaltati neonazisti, resterebbe in bella mostra a “quasi imperitura memoria”.
Purtroppo l’asettico e razionalissimo Odifreddi ha omesso di valutare che simbolico appartiene all’umano almeno quanto la logica e il rigore scientifico; anzi, Odifreddi stesso, nel momento in cui erge il razionalismo estremo e il metodo matematico a “stile di pensiero” compie un atto simbolico: non solo interpreta il mondo attraverso le sue “esclusive”, quanto legittime, scelte intellettuali ma addirittura ci imbastisce sopra un’etica. Odifreddi nel suo razionalismo non è diverso da un religioso: fa di un metodo una verità, di una scelta un dogma. Persino la certezza attraverso la quale esprime il primato intellettuale del “dubbio” sulle vicissitudini e gli accadimenti dell’umano che spesso e volentieri “cadono fuori” dalla logica è di per sé un postulato, paradossalmente una certezza.  Se Epimenide – cretese che non amava farsi i fatti suoi – ci rivelò che tutti i cretesi erano bugiardi, una cosa è “certa” e assodata: non sapremo mai se lo sport nazionale dei cretesi consisteva nello sparar cazzate!

Il dubbio dunque è alla base delle considerazioni storiche sulla Shoah che Odifreddi esprime nei commenti al post. Riconoscendo di non essere uno storico tiene a sottolineare che quello che noi tutti sappiamo sulla “Soluzione Finale” è filtrato dalla propaganda alleata, e siccome, come ricorda Benjamin - filosofo ebreo morto suicida per non cadere nelle mani dei nazisti – la storia la scrive chi vince, non sapremo mai l’assoluta verità sullo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento. Lo stesso processo di Norimberga non è affidabile – precisa il luminare -, era un tribunale militare messo su dai vincitori e non possiamo dunque considerarlo una fonte del tutto affidabile.  

E’ vero… come contraddire il matematico? Ha ragione! Lui non è uno storico! Già è un pozzo di scienza, mica può fare tutto lui? Dategli un minimo di requie.
A voler essere proprio precisi il processo di Norimberga non è l’unica fonte sulla soluzione finale, e neanche la più esaustiva. Ma restando sull’argomento basterebbero le deposizioni registrate di Rudolf Höss, primo comandante di  Auschwitz, il quale con una freddezza e una pacatezza inumane – si comportava come una “cosa” insomma - descrisse sin nei minimi particolari il processo di “eliminazione” dei prigionieri del suo campo di concentramento. Ma non si fermò a questo, per niente! Höss spiegò, non senza mostrare un sottile compiacimento, come riuscì a velocizzare  il processo di “liquidazione” dei detenuti, passando dall’ossido di carbonio prodotto dai gas di scarico delle camionette – opportunamente incanalato con tubazioni nelle camere a gas-, sostituendolo con l’acido cianidrico (Zyklon B). Come poteva la “Cosa”  Höss non andarne orgoglioso? Aveva aumentato la “produzione” della sua fabbrica risparmiando benzina! Anche l’industriale Oswald Pohl – che produceva negli stabilimenti Farben l’acido cianidrico – durante la sua deposizione al processo di Norimberga espresse la sua inumana soddisfazione affermando di essere stato non solo utile alla causa, ma di averci guadagnato. Ma il dubbio rimane per il “logico” Odifreddi! Höss e Pohl (come tanti altri) possono aver dichiarato il falso! Possono esser stati pressati e costretti dalla propaganda alleata! Certo, come no! Due uomini, solo per compiacere il vincitore, iniziano a dichiarare seraficamente di aver contribuito a sterminare milioni di persone, assumendosi la responsabilità – come meri esecutori o funzionari – di uno sterminio per poi esser giustiziati. Chi non lo farebbe? Infatti i revisionisti credono che il dialogo tra i vincitori e gli imputati di Norimberga sia andato più o meno così:  “Noi alleati ti giustiziamo comunque perché noi abbiamo vinto e tu hai perso; ma ci fai una cortesia prima di essere impiccato caro? Dichiari di aver sterminato nei campi di concentramento milioni di persone? Sai com’è... così noi non solo saremo i vincitori ma sembreremo agli occhi della storia i “buoni”.”  E’ "logico" Odifreddi! E’ andata certamente così; in fondo chi tra noi, al posto degli sconfitti, non accetterebbe di buon grado tale compromesso?  

Caro Odifreddi, non so se stiamo scherzando o facciamo semplice sfoggio di garantismo storico spicciolo, garantismo che può sfociare nel più bieco “revisionismo”! Non esistono solo le dichiarazioni dei nazisti inquisiti in proposito, né solo lettere e documenti degli esecutori, come quello della famosa riunione di Wannsee dove fu pianificata “matematicamente” – certo non basata sul nobile calcolo teorico ma quello meramente ragionieristico - la “Soluzione Finale” degli ebrei in Europa, ma esistono i sopravvissuti. Esistono “soprattutto” uomini e donne che ci hanno raccontato quello che hanno vissuto. Molti di loro ora non ci sono più; adesso – come dice lei – sono delle “cose” inanimate, ma quando erano “animate” non si sono mai stancate di dare testimonianza di uno sterminio, di un evento che ci tocca nella parte più oscura non solo della nostra storia, ma delle nostre stesse coscienze. Posso comprendere che può sembrare tanto inconcepibile quanto difficilmente accettabile che l’umano sia stato in grado di realizzare l’industria seriale dello sterminio, l’acme più atroce della catena di montaggio, ma è successo, e questo è un dato di fatto. E bisogna tenerlo a mente come un dato di fatto ineluttabile; perché una memoria viva su ciò che come uomini siamo capaci di compiere e realizzare fa da argine alla possibilità che tutto questo possa riaccadere. E mi creda, mai come in questo momento dovremmo avere “fame” di questa “memoria”, ne abbiamo un bisogno vitale! Proprio in questo periodo, caro Odifreddi, la Memoria della Shoah ci serve come l’aria che respiriamo e neanche quella ultimamente non è tanto buona!   


mercoledì 16 ottobre 2013

UNO VALE UNO MA GRILLO E' AL CUBO!


“Nel suo Blog Beppe Grillo rivela la strategia per vincere le europee”. Questo sarebbe stato il titolo del mio post se avessi intravisto tra le parole di Grillo qualcosa che avesse almeno la pallida parvenza di un programma. Ma purtroppo devo accontentarmi delle solite invettive che puntano a fomentare gli animi giustamente esasperati  della gente. Grillo elenca tutto quello che le persone sentono sulla propria pelle. L’Europa è governata da burocrati incapaci? Certo! Le politiche europee sono dettate dai bilanci senza tener in alcun conto le problematiche interne e sociali dei paesi membri? Drammaticamente ovvio! I grandi gruppi bancari speculano all’interno dell’unione? Verissimo! La Bce sembra uno spietato “cravattaro de Tor bella monaca e Letta un suo esattore? Sfondiamo una porta aperta. E’ vero, quello che scrive Grillo è sotto gli occhi di tutti: l’Europa da prospettiva si è tramutata in incubo, da opportunità in cambiale, da promessa in minaccia,  da Scarlett Johansson in Daniela Santanché; ma il comico non ci dice niente di più. Si ferma all’esortazione, alle minacce: si appropria rabbiosamente del vessillo dell’ovvio e lo strumentalizza per alimentare la nostra rabbia e la nostra indignazione. Ci chiede solo di “arruolarci”, di aderire alla sua battaglia in modo esclusivo e dogmatico. Persino chi la pensa come lui ma non è con lui non va bene e diventa istantaneamente un nemico, l’altro da abbattere. Ciò che più mi insospettisce in tutto questo è che Grillo, per quanto dichiari di guardare al futuro, promuovendo la democrazia del web e inneggiando al ritorno di una società incentrata sui diritti fondamentali dei cittadini, agisce in realtà con i canoni e i metodi tipici della demagogia di stampo totalitario: una demagogia incendiaria che nega il dialogo, attacca e tenta di soffocare le voci dei singoli a favore del coro unanime. Troppo spesso il portavoce del M5s parla di guerra, di rese di conti, minaccia questa o quella istituzione paventando un’imminente ed inesorabile vendetta. Tutte dichiarazioni che vanno a confliggere proprio con quello slogan che ha permesso al Movimento di diventare la prima forza del paese: “uno vale uno”! Sembra quasi che per Grillo l’identità sia un ostacolo, il libero pensiero – spesso dei suoi stessi eletti – un affronto imperdonabile da arginare ed isolare il prima possibile.  Ma Grillo ancora non si è reso conto che questa strategia comunicativa ha fallito. Nel tentativo di decimare quelli che sono stati definiti ingiustamente “dei dissidenti” il comico è riuscito prima ad isolare il suo movimento nelle sedi istituzionali – facendo un enorme favore ai partiti tradizionali – rendendolo impotente, e infine è stato capace di generare una pesante frattura interna. Infatti i parlamentari pentastellati si sono divisi a proposito della riunione che si sarebbe dovuta tenere venerdì con  Grillo e Casaleggio e così l’incontro è saltato. Il malumore è palpabile, anche Grillo ha i suoi falchi e le sue colombe! Evidentemente il genovese ritiene di essere ben più di un semplice portavoce come da sempre dichiara e molti iniziano a mostrare insofferenza per le sue numerose e sterili ingerenze sui lavori parlamentari. Ma i ruoli sono così chiari, basterebbe solo rispettarli: i parlamentari a cinque stelle lavorano bene, fanno quel che possono con coscienza; non si risparmiano nel difendere i diritti dei cittadini, la legalità e la Costituzione, anche se messi in un angolo dall’aborto delle Larghe Intese, e Grillo è un comunicatore eccezionale, davvero straordinario. Sarebbe stato più che sufficiente lavorare mantenendo ben fermi questi due fronti: fare politica onestamente e con coscienza e, attraverso una efficace comunicazione, tenere sempre informati i cittadini sugli scempi e i giochi di palazzo che si stanno consumando. Perché si vogliono sempre complicare le cose? Perché Grillo non si rende conto che con le sue uscite vanifica il lavoro dei suoi stessi eletti?  O forse lo sa?


ROMA, 16 OTTOBRE 1943


L’undici settembre del 1943, dopo appena un giorno dall’occupazione nazista di Roma, il comandante in capo dello  Sicherheitsdienst, il colonnello delle S.S.  Herbert Kappler ricevette un breve e perentorio comunicato dal Ministro degli Interni nazista e capo delle SS Heinrich Himmler nel quale si leggeva:   “i recenti avvenimenti italiani  impongono un’immediata soluzione del problema ebraico nei territori recentemente occupati dalle forze armate del Reich”.  Il messaggio, per quanto edulcorato e formale era chiaro: Kappler doveva attivare le forze occupanti per  procedere prima al rastrellamento e poi alla deportazione degli ebrei della capitale. L’operazione richiedeva tempo e risorse, il Ghetto di Roma, tra rione Sant’Angelo e il Portico d’Ottavia, era aperto dai tempi di Pio IX e, per quanto concentrati tradizionalmente in quella zona gli ebrei erano liberi di risiedere ovunque nella capitale, non era dunque una cosa facile: bisognava accedere agli archivi anagrafici della comunità e gli elenchi dei nominativi degli ebrei forniti dall'Ufficio Demografia e Razza del Ministero dell'Interno non erano del tutto affidabili. Kappler stava impiegando troppo tempo e Himmler spazientito inviò il giorno 24 settembre un secondo messaggio, stavolta segreto e molto più esplicito: “tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso e condizione, dovranno essere trasferiti in Germania ed ivi “liquidati”. Il successo dell’impresa dovrà essere assicurato mediante azione di sorpresa”. A quel punto il Colonnello Kappler accelerò i tempi e due giorni dopo – il 26 settembre - convocò il Rabbino capo Ugo Foà e il Presidente della comunità ebraica Dante Almansi nel suo ufficio di Villa Wolkonsky e impose loro un ultimatum: “Non abbiamo bisogno delle vostre vite, né di quelle dei vostri figli, abbiamo bisogno invece del vostro oro. Entro trentasei ore voi dovete versare cinquanta chilogrammi di oro altrimenti duecento ebrei saranno presi e deportati in Germania”. I duecento ebrei corrispondevano ai “capi famiglia” della comunità, con quella minaccia Kappler attentò alla radice della tradizione, a ciò che c’era di più vitale nell’identità e nell’essenza della collettività israelita romana.  Il mattino del 27 settembre nella Sinagoga Maggiore iniziò la raccolta dell’oro, persino la curia di Roma si offrì segretamente di contribuire ma la comunità non accettò. Martedì 28 settembre, alle sei del pomeriggio, Foà ed Almansi accompagnati da altri rappresentanti della comunità si recarono a Villa Wolkonsky con l’oro raccolto. I nazisti per sicurezza lo pesarono due volte, risultarono 50,3 chilogrammi (furono aggiunti 300 grammi per evitare contestazioni o ulteriori disquisizioni sul peso), la comunità era salva! Avevano pagato la loro libertà, tutti a quel punto credevano di essere al sicuro, anche perché molti ritenevano inverosimile che a Roma potesse realizzarsi quello che stava accadendo nel resto d’Europa. L’oro fu spedito immediatamente in una cassa al generale Ernst Kaltenbrunner accompagnata da un messaggio in cui si spiegava a Berlino che l’opera di deportazione che sarebbe dovuta seguire era complessa e di difficile attuazione: la comunità era vasta, diffusa e radicata nella città, contava all’incirca 12.000 persone e quindi si suggeriva come alternativa “l’utilizzo” degli ebrei romani come mano d’opera per lavori obbligatori in loco. La risposta di Kaltenbrunner fu indignata e non lasciava scampo: l’“estirpazione” – così si legge - degli ebrei italiani era necessaria per la stabilità e la sicurezza dell’occupazione nazista nella capitale e di tutti i territori occupati. Non si accettavano eccezioni, si doveva procedere!
Giovedì 14 ottobre militari nazisti irruppero nel Tempio, sul lungotevere Cenci, e saccheggiarono le biblioteche del Collegio dell’ordine Rabbinico e della Comunità Ebraica - fino ad allora tra le più ricche di opere e documenti d’Europa - riuscendo così a trovare anche gli elenchi con i nomi e gli indirizzi di tutti ebrei romani. La sera stessa, un soddisfatto Kappler inviò una missiva al comandante del campo di concentramento di Auschwitz Rudolf Hoess, nella quale lo esortava a tenersi pronto, perché intorno al 20 di ottobre avrebbe ricevuto un “carico” di Ebrei dall’Italia. 
Tutto era pronto dunque, si poteva dare inizio alla deportazione degli ebrei romani: avevano i nomi e i domicili di tutti, anche grazie anche all’aiuto dei “solerti” commissari di pubblica sicurezza Gennaro Cappa e Raffaele Aniello. Mancava solo il fattore “sorpresa” suggerito dal comandante in capo del SS Himmler.
Da lì a due giorni sarebbe stato sabato e Kappler e i suoi non si lasciarono sfuggire l’occasione; avrebbero approfittato del giorno di riposo per cogliere tutti di sorpresa e iniziare i rastrellamenti proprio dal Ghetto del Portico d’Ottavia.
Alle cinque del mattino del 16 ottobre 1943, 360 uomini di un reparto speciale delle SS comandati dal capitano Donneker, più una ventina di uomini della questura con elenchi dei nomi alla mano, dopo aver chiuso con blocchi armati tutte le possibili  vie di fuga dal Ghetto e dalle strade limitrofe, iniziarono a bussare con violenza alle porte delle abitazioni, e urlando in tedesco intimavano a intere famiglie colte nel sonno di aprire, se nessuno rispondeva venivano sfondate le porte.  L’operazione doveva essere veloce e precisa, chirurgica! Nessuno doveva sfuggire, tutti i nomi segnati su quegli elenchi dovevano essere spuntati. Non fu sparato un colpo, ricordò nel suo verbale un compiaciuto Kappler, anche se sottolineò che alcuni romani tentarono di ostacolare il rastrellamento, di fermare i poliziotti e nascondere degli ebrei – in alcuni casi con successo. Alla due del pomeriggio di quel sabato furono ammassate nei pressi del Teatro Marcello 1259 persone tra uomini, donne, bambini, anziani e malati. La maggior parte avevano ancori i vestiti per la notte, tra loro anche una donna incinta, Marcella Perugia, che partorirà il giorno dopo nella Caserma del Collegio Militare di Palazzo Salviati dove tutti i rastrellati furono trattenuti per trenta ore prima di essere deportati. Dopo varie verifiche 237 prigionieri furono rilasciati in quanto non ebrei o di cittadinanza straniera. Solo una donna cattolica continuò a dichiarasi ebrea per non abbandonare un neonato rimasto orfano. Rimasero 1023 persone a cui si aggiunse un’altra donna: Costanza Calò, che sfuggita alla retata decise in seguito di consegnarsi spontaneamente ai nazisti per riunirsi alla sua famiglia.
Lunedì 18 ottobre, alle due del pomeriggio, dalla stazione Tiburtina partì per il campo di sterminio di Auschwitz un treno con 1024 persone stipate in 18 “carri bestiame”. Il convoglio arriverà a destinazione il 22 ottobre, ma i deportati furono fatti scendere dai vagoni sprangati solo alle tre del mattino del giorno successivo. Molti, i più deboli e bisognosi di cure, non riuscirono a reggere alle condizioni proibitive e disumane del viaggio e morirono lungo il tragitto; 820 persone, soprattutto bambini, anziani e malati, furono immediatamente giudicati inabili al lavoro e sterminati nelle camere a gas. Soltanto 154 uomini e  47 donne furono considerati sani e in grado di lavorare. Alla fine della guerra faranno ritorno a Roma solo 16 persone, quindici uomini e una donna, Settimia Spizzichino, trasferita nel 1945 dal campo di Auschwitz-Birkenau, dove fu usata come “cavia umana”, al campo di Bergen Belsen e in seguito liberata. Settimia Spizzichino perse ad Auschwitz la madre, due sorelle e una nipote, leggiamo sulla quarta di copertina del suo libro “Gli anni rubati”:
“[..]Dimenticare. Ma io no. Io della mia vita voglio ricordare tutto, anche quella terribile esperienza che si chiama Auschwitz: due anni in Polonia (e in Germania), due inverni, e in Polonia l’inverno è inverno sul serio, è un assassino.., anche se non è stato il freddo la cosa peggiore. Tutto questo è parte della mia vita e soprattutto è parte della vita di tanti altri che dai Lager non sono usciti. E a queste persone io devo il ricordo: devo ricordare per raccontare anche la loro storia. L’ho giurato quando sono tornata a casa; e questo mio proposito si è rafforzato in tutti questi anni, specialmente ogni volta che qualcuno osa dire che tutto ciò non è mai accaduto, che non è vero.”

Settimia Spizzichino, morirà a Roma il 3 luglio del 2000, all’età di 79 anni.  

martedì 15 ottobre 2013

BEPPE, GRAZIE DEI FIOR!


Grillo oramai spara nel mucchio, ma a ben vedere c’è una logica del tutto originale nelle sue dichiarazioni, basta solo rintracciarla tra gli innumerevoli studi clinici dedicati al bipolarismo cronico.
L’esasperazione a cui il comico è giunto dopo essersi scavato la fossa da solo sta prendendo il sopravvento, e adesso, dopo aver dato inizio alla sistematica decimazione dei suoi parlamentari, attacca alla cieca prendendosela con chiunque. Nel mirino di Grillo ora ci sono i lauti stipendi di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. In effetti, con tutto il rispetto, e l’esclusiva ammirazione per la Littizzetto, spendere milionate di euro per due appuntamenti settimanali per un format “premontato” della Endemol (società per il 33% di proprietà della Mediaset) è un “tantinello” esagerato. Se noi “comuni mortali” dovessimo ricalcare la folle “proporzione” dei compensi di tutte le sedicenti celebrità “viralmente” disseminate nel circondario dovremmo pagare l’idraulico che ci aggiusta il bidet consegnandogli l’atto di proprietà di tutto il pianerottolo. In fondo Fazio che fa? Di certo non monta con le sue mani la scalinata di Sanremo, né ha tatuato di suo pugno la farfallina all’inguine di Belen per far “impennare” lo “cher” all’amico Morandi. Già, perché dobbiamo ricordare che Fazio piace a tutti ed è amico di tutti – come Licio Gelli -, e già solo questa cosa dovrebbe renderlo irrimediabilmente sospetto. Almeno la Littizzetto fa satira, si becca pure qualche querela: ci fa ridere trovando nomignoli sempre nuovi e fantasiosi ai genitali, dà voce a una foca che se la tira da morire, ma Fazio che fa per meritare cinque milioni e rotti a triennio? Grillo dunque sfonda una porta aperta, porta attraverso la quale già Brunetta - intervistato domenica scorsa a Che tempo che fa - era “faziosamente e comodamente” passato dal buco della serratura. 
In mancanza di argomenti per difendersi si è capaci di tutto: Brunetta incalzato da Fazio sullo spreco di denaro pubblico sul caso Alitalia tira in mezzo lo stratosferico stipendio dell’intervistatore, un privilegiato per difendersi accusa un altro privilegiato; è una scaramuccia tra ricchi che lascia il tempo che trova!, di certo non si tolgono i soldi dalla tasca per fare a gara per chi risolleva per primo il paese. A sua volta Grillo sfrutta la mediocre bagarre generatasi puntando quel minimo di credibilità che non si è ancora suicidata sulla stessa carta: Fazio, col paese in queste condizioni, è strapagato dalla Rai - un servizio pubblico - per fare da “stuoino” al Pd. Alla fine di questo teatrino, per recuperare un po’ il filo di questo groviglio di ovvietà, possiamo farci solo queste domande: cosa è stato detto di nuovo? Quali grandi rivelazioni sono state fatte? Cosa sappiamo adesso che non sapevamo prima?

Per tre giorni si è parlato di “ciò che tutti già sanno”, ma questo è bastato affinché il Codacons chiedesse un accertamento, attraverso un esposto, sui compensi Rai di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto per stabilire se “effettivamente guadagnano troppo”. Accertamento che quasi certamente cadrà nel vuoto perché non potranno fare a meno di concludere che i compensi corrisposti rispettano le quote di mercato dettate dalla concorrenza del mercato libero e che i due sono anche bravi cittadini perché pagano tutte le tasse. Grillo è intelligente - anche se non vuole darlo a vedere - sa benissimo che questi compensi astronomici non sono dettati né da un’etica di mercato e né, tantomeno, dal buon senso, ma solo da quel libero mercato, oramai impazzito, che ha perso ogni legame con la realtà da trent’anni. E purtroppo neanche possiamo aspettarci che Fazio e la Littizzetto, o chi per loro, rifiutino schifati e indignati stipendi da capogiro. Grillo sa benissimo che attaccare Fazio è pura propaganda, una propaganda che punta a “creare nemici”, a partorire di continuo mostri da utilizzare come capri espiatori, a generare una rabbiosa e tensiva contrapposizione tra “noi e loro” che non tocca minimamente la radice del problema ma, semplicemente, la sfrutta per creare e alimentare tensione sociale. Ma, nonostante tutto, Beppe fa finta di non capire e tenta di intimidire Fazio con un minaccioso tweet: “Verremo a cantare a San Remo. Ripeto: verremo a cantare a San Remo.” Se fossi nei panni di Fazio non lo sottovaluterei! Se Casaleggio comincia a cantare in farsetto come quello dei Cugini di campagna dal palco cominceranno a volare zatteroni, mutandoni scintillanti a zampa d’elefante e stivali con le zeppe con Brunetta dentro!    

lunedì 14 ottobre 2013

IL SAGGIO QUAGLIARIELLO SI SBOTTONA!



Dopo una settimana scarsa di requie le tubature “comunicative” delle istituzioni tornano ad intasarsi di materiale di risulta: dichiarazioni qualunquiste, polemiche sterili su indulto e amnistia, comunicati stampa, post ed interviste sugli argomenti più disparati ed inutili: Grillo che insulta tutti, compresi parenti e affini, Renzi che finge di avere capacità di discernimento con sondaggi alla mano, Napolitano dispiaciuto e intristito dal clima di tensione, come se non ne fosse responsabile, e Letta che ha scoperto finalmente la sua più intima vocazione, il suo vero talento: dare nomi evocativi a provvedimenti senza sostanza: “Decreto del Fare”, “Operazione Mare Sicuro”, “Tutto mio zio, ma anche un po’ Giulio”… .
Ad alzare la posta sul tavolo ci ha pensato il “Saggio” Quagliariello, il quale stamani ha seraficamente dichiarato: Se ci sarà l’amnistia dovrà riguardare anche Berlusconi, perché è inconcepibile  che “una legge non sia applicata a un solo cittadino”.
Ora non dobbiamo pensar male, perché il senatore del Pdl si fa baluardo dei diritti dell’uomo senza alcuna faziosità: è uno dei saggi napolinatei; certo… non è uno stilita dalla dieta a base esclusiva di locuste, con barba lunga e mutandoni incatramati alla pelle perché non si cambia da un trentennio, ma sempre saggio è! Dunque Quagliariello parla saggiamente e non in malafede. Se ci sarà un’amnistia o un indulto (o entrambi) e tra i reati da cancellare è annoverato quello per frode fiscale con pena superiore ai quattro anni, e “l’interessato” non ha già goduto in passato di provvedimenti simili, non si possono fare eccezioni!, deve godere dell’atto di clemenza. Qui nascono gli intoppi per il saggio filantropo: Berlusconi ha approfittato già in passato dell’indulto, la prima volta è addirittura antecedente alla sua famosa discesa in campo: infatti fu condannato per falsa testimonianza a causa della sua deposizione nel processo sulla P2 e nel 90’ godette dell’indulto, quindi il caso Berlusconi uscirebbe automaticamente fuori dal provvedimento. Ma qui viene in aiuto del saggio la proposta di Amnistia presentata dal Senatore “Gal” Barani, la quale non solo prevede che vengano amnistiasti reati, anche fiscali, per pene che – puta caso - arrivano fino a sei anni – ovvero cinque di reclusione -, ma sono compresi anche i casi di recidiva e di associazione a delinquere per stampo mafioso. Barani vuole dar vita a un vero e proprio salto di qualità nelle operazioni istituzionali pro-Silvio: passare dalle leggi ad-personam alle amnistie ad-personam! Con un solo provvedimento si risolverebbero “di botto” tutti i problemi di Berlusconi: dalla condanna Mediaset alle accuse delle procura di Palermo emerse sul processo dell’Utri passando per il processo Ruby. Come per incanto tutte le ambasce del Cavaliere verrebbero archiviate e il perseguitato ne uscirebbe pulito come il culetto di un neonato prima della terribile “cacca liquida”!
E se i reati fiscali non fossero contemplati nell’amnistia che sta “drammaticamente” maturando nelle coscienze scosse dei nostri rappresentanti dopo l’accorato appello di Napolitano? In fondo per reati fiscali da queste parti in galera ci si va poco! Chi va in carcere per frode o per falso in bilancio, reato addirittura depenalizzato? L’idea non sarebbe malvagia e neanche nuova, infatti dobbiamo ricordare nell’amnistia del 1990 i reati fiscali non furono contemplati, bisogna inoltre tenere a mente che nell’Italia repubblicana postfascista il periodo detentivo amnistiato non ha mai superato i quattro anni (tre di reclusione effettiva), mentre adesso Barani vuole addirittura strafare, vuole amnistiare i condannati fino a sei anni, un’assoluta novità se escludiamo l’Amnistia per i reati politici antifascisti del 45’ e quella per i reati militari del 46’.  
Non dobbiamo meravigliarci di tutto questo perché Quagliariello e Barani sono da sempre dei garantisti illuminati, anche se sino ad ora - per troppa modestia - non l’hanno dato a vedere. Sono dei Gandhi impegnati a diffonder pace e non violenza nelle Camere, dei veri e propri socialisti utopici preraffaelliti alla William Morris, i quali non contemplano nella loro visione della società la detenzione come pena per l’espiazione dei reati, sono delle pie “Madre Teresa” in borghese, caritatevolmente impegnate nel lazzaretto tragico delle istituzioni, sempre pronte a mondare a mani nude le purulente piaghe inferte ingiustamente dal morbo crudele della malagiustizia!